music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

from_a_distanceFROM A DISTANCE – From A Distance
(A Modest Proposal, 2016)*

Un progetto artistico che si presenta sotto una denominazione che richiama l’idea di distanza racconta per ciò solo molto di sé, sotto le diverse accezioni che il termine può assumere, in senso fisico, temporale e culturale. Lo sguardo di chi si trova a vivere lontano dai luoghi natali, il senso di sottile malinconia legato al ricordo e la curiosità della scoperta di mondi “altri” ricorrono condensati nel disco di debutto di un cantautore italiano residente nel sud della Francia e recentemente transitato per la Germania dove, a margine dei suoi studi sulla cultura islamica, ha cominciato a gettare le basi di quello che, oggi, è il suo album di debutto sotto l’alias From A Distance.

Biografia personale, propensione alla ricerca e incontaminata espressione poetico-emozionale costituiscono i principali tasselli dai quali prendono forma le nove tracce dell’album di debutto omonimo, realizzate con la collaborazione del polistrumentista parigino Haroun Teboul e con la partecipazione di altri artisti e amici che, ovviamente a distanza, ne hanno arricchito con arrangiamenti misurati canzoni nate per sola voce e chitarra. Un impianto dunque originariamente folk, connesso in prevalenza alla tradizione anglosassone e caratterizzato da un tocco lieve e da tempi rallentati, si combina nei brani di From A Distance di elementi di un lirismo arcano, i cui elementi in qualche misura riconoscibili come tratti dalla tradizione orientale si mantengono comunque ben distanti da un esotismo fine a se stesso, dialogando invece con estrema discrezione con un picking acustico placido e dai contorni, a tratti, animati da moderato misticismo.

Lo si coglie in superficie soprattutto nei tre brani strumentali (in particolare in “The Crossing”), mentre quelli che assumono la forma di vere e proprie canzoni si sviluppano con movenze delicate tra saggi di un solitario songwriting in penombra, sostenuto da quasi soli ovattati accordi acustici (“Come”, “Unwavering Love”) stillati non a caso da chitarre di produzione giapponese, ed estatiche rifiniture di archi, che ne amplificano il senso di serena malinconia. Nascono così piccole gemme di un intimismo che di volta in volta assume sembianze di un chamber-folk ovattato e minimale (“From A Distance”, “Looking For Your Own Face 1”), sale appena di tono intessendo filigrane chitarristiche più articolate (“Looking For Your Own Face 2”) o si apre alla condivisione di un dialogo di disarmante dolcezza con la voce morbida e sognante di Lou Richards dei Red Trees (sull’incantevole “Jenny”).

Proprio quest’ultimo brano – non a caso lanciato prima anticipazione dell’album – può rappresentare l’ideale punto di partenza per la scoperta dell’universo espressivo di From A Distance, non solo ricco di spunti ed elementi stilistici ma traboccante di quello spirito di autentica passione per la musica che trasforma in poesia emozioni che non conoscono tempo, luogo ed età, che possono essere apprezzate al meglio fermandosi un attimo, come appunto per la mezz’ora abbondante di durata del disco, a osservarle con il giusto grado di distanza.

*disco della settimana dal 21 al 27 novembre 2016

https://www.facebook.com/fromadistancetheproject/

2 commenti su “

  1. giadep
    21 novembre 2016

    bello, dal nome al suono

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