music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

julie_byrne_not_even_happinessJULIE BYRNE – Not Even Happiness
(Basin Rock / Ba Da Bing!, 2017)*

La scrittura di quelle che, in superficie, possono apparire semplice canzoni non è mai un processo banale e proprio per questo può richiedere tempi lunghi, necessari a cesellare parole e affinare minuti dettagli sonori.

Tale motivazione spiega i tre anni trascorsi da Julie Byrne per dare un seguito al suo debutto “Rooms With Walls And Windows”, che peraltro raccoglieva le due cassette realizzate in maniera artigianale nel biennio precedente. Tre anni di maturazione lenta, trascorsi introiettando sensazioni ed esperienze personali hanno presieduto dunque all’elaborazione delle nove canzoni che formano “Not Even Happiness”, disco che rispecchia appieno l’anima nomade della Byrne, che in questo periodo di tempo ha spostato la propria residenza per una mezza dozzina di volte attraverso l’intera estensione degli Stati Uniti, da Seattle a Chicago, dal New Orleans al Massachusetts, fino a New York, dove attualmente svolge in maniera stagionale la sua attività di guardia forestale a Central Park.

Non si tratta di un dettaglio trascurabile, perché la vita personale di Julie Byrne e il suo contatto diretto e quotidiano con la Natura (quella con la “n” doverosamente maiuscola) costituiscono parte integrante della sua espressione artistica. Molte delle canzoni di “Not Even Happiness” raccontano infatti di sensazioni assorbite dalla Byrne nel corso dei suoi viaggi, di passeggiate all’alba lungo l’oceano e di semplici momenti di luce che possono rapire il cuore e far scaturire un’ispirazione appunto simbiotica con il paesaggio e i fenomeni naturali. Di questo parla “Not Even Happiness”, disco ancor più scarno del predecessore, ma al tempo stesso anche più curato nelle sue ambientazioni ovattate, velate da uno lieve strato di polvere. “Follow My Voice” suggerisce in apertura la Byrne in maniera ovattata ma con piglio deciso, veicolato appunto da una voce sottilmente roca, sempre sospesa sul filo dell’emozione, e da scarni accordi acustici, che nella successiva “Sleepwalker” tornano a farsi picking discreto come nel primo album.

Nella prima parte del lavoro continua a trasparire la dimensione atemporale del songwriting di Julia Byrne, il cui folk essenziale e antico si riveste gradualmente degli accenti sognanti e dei riflessi magici dell’incontro tra cielo e oceano mentre il sole sorge dalle onde (“Melting Grid”, “Natural Blue”). Il breve interludio ambientale collocato al centro dell’album ne rappresenta l’ideale giro di boa, visto da che da qui in poi le atmosfere si fanno sempre più dilatate, con misurate ambientazioni elettroniche che si fondono prima con le note acustiche (“Morning Dove”, “All The Land Glimmered”) e via via si elevano come marea placida (“Sea As It Glides”) fino a dissolversi nelle risonanze del trasognato, suadente finale “I Live Now As A Singer”.

È il suggello più luminoso della nuova pagina della biografia di una moderna voce folk di cristallina purezza, di un’artista dalla sensibilità originale, che in “Not Even Happiness” trova meritata consacrazione.

*disco della settimana dal 9 al 15 gennaio 2017


http://juliemariebyrne.com/

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