music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

thisell_iiTHISELL – II
(Jellyfant, 2016)

Benché il periodo dei “cowboys in Scandinavia” sia trascorso da una decina d’anni, non si è spenta la passione “americana” di una comunque non trascurabile schiera di artisti provenienti dalla propaggine settentrionale del continente europeo. A questa categoria va senz’altro ascritto lo svedese Peter Thisell, cantautore alla guida di un gruppo di musicisti identificato dal suo solo cognome, che ormai da qualche anno porta in giro per tutt’Europa le proprie canzoni, affinandole attraverso l’attività dal vivo e assorbendo ispirazione dalle proprie esperienze “on the road”.
Così hanno preso forma i dieci brani di “II”, seconda prova sulla lunga distanza di Thisell, che segue di tre anni il debutto e di uno l’Ep “Rake”; il lavoro consegna agli estimatori delle infinite declinazioni del folk un songwriter maturo, capace di dosare interpretazioni dallo spiccato lirismo con una poetica schietta ed essenziale, accompagnato da musicisti in grado di modellarne le canzoni secondo una valida varietà di registri.

Il timbro lieve ma vibrante di Thisell si trova dunque incastonato in prevalenza in atmosfere cameristiche umbratili e romantiche (“The Sun Sets In The Weeds”, “Born To Know”, “Amounts To You”), che rimandano quasi alle atmosfere dei primi Black Heart Procession o si tingono di sfumature oblique e cinematiche come quelle dei Tindersticks (“If I Sing My Song”, “The World’s Last Cigarette”). Benché non manchino un paio di passaggi dalla grana elettrica più decisa (“Will You Have Me”, “Untitled#5”), il pathos sottile delle interpretazioni di Thisell e le soluzioni strumentali altrettanto ariose (“Amounts To You”, “I Know It Is True, My Love For You”) indirizzano con decisione “II” verso una dimensione espressiva che, ancorché radicata nell’alt-country d’oltreoceano, da quell’immaginario trae soprattutto un romanticismo velato di malinconia, introiettato e riformulato con significativa personalità.

Distante dai cliché della mera emulazione stilistica tanto quanto dallo stereotipo del cowboy, Thisell ne rappresenta una pregevole evoluzione, che dimostra – se ce ne fosse ancora bisogno – l’universalità di un linguaggio musicale che proprio nella sua espressione spontanea trova inesauribile forza propulsiva e identità sempre nuova, tutta da scoprire.

http://www.thisell-official.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 11 gennaio 2017 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , , , .
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