music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

MOGWAI – Every Country’s Sun
(Rock Action / Temporary Residence, 2017)

Tra un mese sarà il ventennale dell’uscita di “Young Team”, primo album vero e proprio dei Mogwai, che seguiva a breve distanza la raccolta “Ten Rapid”, primo vagito con il quale la band scozzese si era già imposta all’attenzione generale con la sua formula strumentale fatta di dilatati loop chitarristici e travolgenti impennate di feedback. Era la fase ascendente del c.d. “post-rock”, in particolare di quello incentrato su contrasti soft/loud e momenti di liberazione della tensione senz’altro più affini all’indole punk che non alle cavalcate prog.

A vent’anni da quella stagione, rivelatasi ben più fugace e asfittica di quanto si sarebbe potuto immaginare all’epoca, i Mogwai sono ancora qui, dopo aver attraversato tentazioni elettroniche, colonne sonore e variopinte derive sci-fi. A vent’anni da quella stagione, il nono album della band scozzese presenta non solo spunti di interesse ma soprattutto non dimostra alcun cedimento né stanchezza nell’esemplare percorso dei Mogwai, ancora capaci di regalare ottime sensazioni senza snaturare la propria identità consolidata, ma anche senza ripetere in maniera pedissequa un canovaccio scontato.

Fin dai primi battiti e dalle tremule interazioni tra chitarre e synth dell’iniziale “Coolverine”, si percepisce l’estrema naturalezza con la quale i Mogwai continuano a trovare il giusto giro armonico, creando scenari sonori visionari, sospesi tra terra e cielo. Non di soli loop inebrianti vive tuttavia “Every Country’s Sun”, che per tutta la sua durata prossima all’ora rimescola e condensa un’infinita varietà di suggestioni, tutte riassunte sul comune denominatore della firma riconoscibile della band. Così è nell’unico brano che ripresenta la voce di Stuart Braithwaite (“Party In The Dark”), nella progressione di organi di “Brain Sweeties” e negli echi stellari di “Aka 47”, ma soprattutto il lavoro ritrova tutta la carica emotiva dei Mogwai, in forma quanto mai esplicita, veicolata da chitarre abrasive e scandita da ritmiche secche. In particolare nella seconda metà del disco, i Mogwai finiscono persino per lasciarsi prendere la mano dall’enfasi elettrica, mostrando in “Battered At A Scramble” e in “Old Poisons” il loro lato più rumoroso e muscolare, al quale indulgono in una dilatazione di durata a tratti eccessiva.

In “Every Country’s Sun” prevale comunque il bilanciamento tra le varie anime che negli anni hanno sempre formato il complesso profilo espressivo dei Mogwai, ancora una volta ricombinate con una classe non meramente formale ma tale da regalare punte di assoluto valore e coinvolgimento per certi versi sorprendente, davvero come se vent’anni non fossero mai passati.

http://www.mogwai.co.uk/

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