music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

MASSAGE – Oh Boy
(Tear Jerk, 2018)*

Dieci anni fa, The Pains Of Being Pure At Heart potevano considerarsi un vero e proprio fenomeno indie, sulla cresta dell’onda della (ri)scoperta dei classici del pop chitarristico britannico tra anni ’80 e ’90, più o meno improvvisamente allargatasi a macchia d’olio in particolare al di là dell’Atlantico.

Esaurita in parte la carica creativa iniziale, la band newyorkese si è decisamente allontanata dal centro del radar dell’universo indie, tanto da autoprodurre lo scorso anno il proprio quarto album, “The Echo Of Pleasure”, ingiustamente trascurato anche su queste pagine. Ebbene, quel disco è stato anche il primo della band senza il chitarrista Alex Naidus, trasferitosi in California, dove ben presto ha intrapreso una propria nuova band, in maniera del tutto rocambolesca ed estemporanea.

Accanto a lui, adesso nelle vesti anche di songwriter e interprete principale, vi sono quattro musicisti “per diletto”, che nella vita fanno anche il designer, l’artista musicale e persino il giornalista. Massage è però tutt’altro che una band di “dopolavoristi”, anzi proprio per il non esclusivo impegno dei sui componenti, l’autentica passione per la musica che li guida traspare dalle dodici agili tracce di “Oh Boy”. È una passione non dissimile da quella che animava Naidus nel corso della sua esperienza precedente, anche se certamente più matura e focalizzata sul carattere pop di brani i cui riferimenti possibili si estendono in maniera esplicita al guitar-pop australe dei Go-Betweens e della Flying Nun.

Più rotonde e languide le chitarre, fluide le melodie, vivaci le ritmiche, “Oh Boy” inanella una sequenza di brani vivaci e sbarazzini, la cui grana elettrica non manca di tanto in tanto di ispessirsi, pur mantenendosi sul registri di solare, agrodolce malinconia. È, immancabilmente, l’essenza più profonda del verbo indie-pop, coniugato dai Massage con gradevole freschezza e appena un velo di nostalgia nei confronti dei suoni così rispettosamente omaggiati. Tra la dilatata title track e l’innodica “Under”, tra i sentori uggiosi di “Gee” e l’incalzante “Breaking Up”, la zuccherina scorrevolezza in odor di Teenage Fanclub di “Couldn’t Care Less” e l’immediatezza da college radio di “Liar”, c’è davvero l’imbarazzo della scelta per trovare la canzone pop perfetta per accompagnare una stagione estiva fatta di sole sulla pelle, ma anche di passeggeri rovesci, nel miglior stile di una Glasgow o di una Dunedin.

*disco della settimana dal 30 luglio al 5 agosto 2018

https://www.facebook.com/massage.music.LA/

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Questa voce è stata pubblicata il 30 luglio 2018 da in recensioni 2018 con tag , , , , , , , , .
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