music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

PrintTHE PAINS OF BEING PURE AT HEART – Days Of Abandon
(Yebo, 2014)

Proprio quando sembravano lanciati verso un ruolo trainante del revivalismo guitar-pop statunitense verso brillanti lidi mid-stream, al terzo album The Pains Of Being Pure At Heart invertono parzialmente la rotta, tanto dal punto di vista della potenzialità di diffusione che da quello del contenuto artistico.

Innanzitutto, “Days Of Abandon” segna l’inizio delle pubblicazioni da parte dell’etichetta della band, Yebo; un ritorno a qualcosa di molto simile all’autoproduzione, che va di pari passo con l’opzione per una formula più spoglia ed essenziale rispetto al robusto suono chitarristico di “Belong”, più prossima al genuino candore indie-pop dei singoli che avevano preceduto l’omonimo esordio.
Ad aver influito su entrambi i processi paralleli è senz’altro la personalità del cantante e chitarrista Kip Berman, sempre più leader di una band impostata come cantiere aperto a collaborazioni quali, nell’occasione, quelle della cantante Jen Goma (A Sunny Day In Glasgow) e dell’orchestratore di fiati Kelly Pratt (già all’opera, tra l’altro, con Beirut).

Depotenziato l’impatto elettrico e sfumato quello delle ritmiche, resta spazio per un’indole pop lieve e zuccherosa, che rinuncia alle più oscure reminiscenze wave-gaze dei dischi precedenti per pennellare una manciata di canzoni scorrevoli e divertite, seppur filtrate dall’abituale velo agrodolce di ogni buona popsong che si rispetti. Se dunque ad esempio il singolo d’anticipazione “Until The Sun Explodes” conserva un denso spessore elettrico e i sei minuti di “Beautiful You” montano verso un coinvolgente crescendo che riecheggia circolarità shoegaze, l’attuale dimensione creativa della band newyorkese appare piuttosto definita dalla disarmante semplicità dell’iniziale “Art Smock”, dai coretti di “Simple And Sure”, dalle spensierate melodie twee di “Kelly” e dai languori romantici di “Masokissed” (calembour geniale).

“Days Of Abandon” appare così un parziale ritorno al passato di Berman e soci, la cui scrittura schietta si muove con estrema dimestichezza alla ricerca della giusta intuizione melodica, filtrata attraverso un caleidoscopio sempre colorato di citazioni pop-wave, mai avvinto dall’emulazione nostalgica. Anzi, proprio la leggerezza con la quale la band si muove senza mai appiattirsi tra i suoi molteplici riferimenti induce a salutare il lavoro come un’incoraggiante prova di affrancamento da cliché ormai troppo ricorrenti nel revivalismo guitar-pop degli ultimi tempi.


http://thepainsofbeingpureatheart.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 13 Mag 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , .
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