music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

NEAL HEPPLESTON – Folk Songs For Double Bass
(Preserved Sound, 2019)*

Quante volte si è sottolineato come le moderne sperimentazioni su una strumentazione classica abbiano natura molto distante da quella di speculazioni accademiche? Ecco, il debutto del musicista inglese Neal Heppleston non solo offre concreta conferma di tale affermazione, ma soprattutto rappresenta la concreta dimostrazione del loro ulteriore legame con linguaggi musicali popolari e, come tali, non svincolati da legami con una tradizione folk. Le otto “Folk Songs For Double Bass” sono infatti nient’altro che quello che il loro titolo già descrive: una selezione di otto brani della tradizione folk britannica, riadattate per essere eseguite sul contrabbasso e dunque decostruite fino alla loro essenza armonica, prima di essere proiettate in una dimensione strumentale che abbraccia spunti orchestrali e ambientazioni atmosferiche.

Il lavoro di Heppleston sul proprio strumento (non soltanto figurato, visto che la sua attività di musicista si affianca a quella di artigiano degli strumenti a corda) è infatti orientato verso una pluralità di direzioni: non soltanto l’elongazione e l’iterazione delle vibrazioni emesse con l’archetto, non soltanto le armonie incantate e le dinamiche delle corde pizzicate, ma anche e soprattutto l’apertura dei propri arabeschi strumentali al dialogo con un peculiare contesto cameristico, grazie al quale il grado zero al quale sono state destrutturate le canzoni originarie rifiorisce in una varietà di soluzioni diverse.

Anche grazie alla partecipazione ai brani da parte di artisti quali Sharron Kraus, Jim Ghedi e Nick Jonah Davis, Heppleston confeziona con estrema naturalezza una galleria di affreschi strumentali che spaziano dalle segmentazioni ritmiche di “Willie Of Winsbury” e di “Bonny Ship The Diamond”, in odor di post-rock orchestrale, alle struggenti espansioni armoniche di “Bows Of London”, dalle timbriche basse e tenebrose di “Push The Business On” alla spazialità cameristica dell’irenico finale “Just As The Tide Was Flowing”. Lavorando prima per sottrazione e poi per rispettosa aggiunta, il musicista inglese riesce con successo ad offrire nuova vita ai brani originari, ricreandovi intorno un immaginario tuttavia coerente dal punto di vista concettuale che, ben lungi dall’idea della cover, costituisce un incantevole anello di congiunzione tra tradizione popolare e modernità neoclassico-sperimentale.

*disco della settimana dal 25 al 31 marzo 2019

https://hepplestondoublebasses.com/

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