music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

CURLICUES – Private Life
(Self Released, 2019)

È davvero stravagante e imprevedibile la personalità creativa di L.A. Foster, che rispolvera la sua principale sigla Curlicues a distanza di tre anni dalla sua ultima manifestazione, l’Ep “In Photographs (“Anxiety is Love’s Greatest Killer”)”. Il tempo trascorso da allora è stato tutt’altro che un periodo di inerzia, visto che l’artista inglese l’ha impiegato per lanciare una propria fanzine digitale che abbraccia diversi campi espressivi (musica, fotografia, recensioni e field recordings), per intraprendere un nuovo progetto in duo, Mr. Magpie, lanciato proprio in queste settimane con un tour in bicicletta (!) e, infine, per continuare a scrivere canzoni, dieci delle quali trovano adesso collocazione in quello che può a ragione considerarsi come il primo album sulla lunga distanza di Foster.

Il suo peculiare profilo espressivo, costituito parimenti da un songwriting intimo e da un gusto per arrangiamenti dall’eleganza fuori dal tempo, trova in “Private Life” una nuova e più ampia manifestazione. Pur senza smentire le proprie radici folk né tanto meno l’estetica vittoriana che impregna gran parte dei suoi brani, Foster ne amplifica ora le sfumature in una più articolata dimensione cameristica, che associa archi e fiati alla dozzina di strumenti da lui stesso suonati. In parallelo, anche la sua poetica si sposta dal romanticismo arcadico dei precedenti Ep, abbracciando piuttosto contorni decadenti, legati a metafore naturalistiche e stagionali, che rispecchiano un animo tanto sensibile quanto inquieto.

La più ricca platea strumentale alimenta la varietà di toni e registri di volta in volta assunta dai brani, che spaziano dagli arabeschi orientali di “The Russian Dolls” ai rigogliosi uptempo a piena formazione di “Jerusalem”, fino alle languide risonanze elettriche di “Midnight At The Orangery”. Il rinnovato contesto non depotenzia comunque affatto l’attitudine dell’artista inglese nel confezionare ballate che coniugano con rara naturalezza understatement e lirismo, assistite da una scrittura visionaria e da una ricercata cura di arrangiamento. Ne sono prova tanto le confessioni in penombra di “Crushed Velvet” e di “A New Beginning”, quanto la combinazione tra atmosfere tenebrose e spoken word di “Blood From A Stone”, che riconducono l’espressione di Foster a quella di cantore di versi arcani, come ricavati da un libro di poesie di un altro secolo e interpretati con una sensibilità mai scontata.

http://curlicues.co.uk/

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Questa voce è stata pubblicata il 1 maggio 2019 da in recensioni 2019 con tag , , , , , , , , .
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