music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

curlicues_in_photographs_anxiety_is_loves_greatest_killerCURLICUES – In Photographs (“Anxiety is Love’s Greatest Killer”) E.P.
(Self Released, 2016)

Un’eleganza ricercata, idealmente collocata in un’epoca distante, e la semplicità di una raccolta dimensione casalinga sono stati gli elementi della formula che ha indotto alla scoperta di L.A. Foster, solitario songwriter di Bristol che incide sotto l’alias Curlicues.
La medesima formula, della quale Foster aveva fornito splendida prova nel recente album “The Long Transition”, presiede anche all’Ep digitale “In Photographs (“Anxiety is Love’s Greatest Killer”)”, come l’immediato predecessore denso di riferimenti letterari e, fin dall’iconografia che lo contraddistingue, improntato ai tratti di una raffinatezza decadente, miglia lontana dal desiderio di impressionare seguendo una qualche moda contemporanea e, paradossalmente, proprio in quanto tale in grado di colpire con la propria stravaganza rispetto al contesto espressivo attuale.

Un po’ come avvenne ad esempio, anche allora per estetica e contenuto, con il primo disco dei Tindersticks, così la musica di Foster continua a tener fede alle immagini con le quali si presenta e alla stessa citazione di Anais Nin riportata tra parentesi nel titolo del nuovo Ep, breve sequenza di tre immagini virate in seppia pennellate attraverso armonie pianistiche fluidamente riflessive e interpretazioni intrise di soffice, dolente poesia.

Gli oltre otto minuti dell’iniziale “Pink Blossom” integrano perfettamente l’essenza della narrazione letteraria di Foster, il cui intreccio si sviluppa piano, in un crescendo tanto gentile da potersi percepire solo sulla lunga durata di un pezzo che carezza e avvince, prestandosi a pacifiche contemplazioni domestiche e palpitanti tormenti emozionali. Un lirismo sommesso prende poi il sopravvento nella seguente “The Wedding Song”, ricamata dal pianoforte e confezionata da un arrangiamento minimale, che dona compunta solennità al timbro ovattato di Foster, che nella conclusiva “Seashells By The Old Grand Hotel” si inarca appena in tonalità romantiche, via via sfumate verso un finale di sole note cadenzate con precisione e suadente efficacia suggestiva.

Ideale appendice dell’album pubblicato lo scorso anno, il nuovo Ep di Curlicues conferma appieno la rara sensibilità di L.A. Foster, dispensando altre tre ballate in penombra che combinano con straordinaria naturalezza agrodolce intimismo e classe cantautorale senza tempo.

http://www.curlicuesmusic.com/

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