music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

curlicues_the_long_transitionCURLICUES – The Long Transition
(Self Released, 2015)

In uno spazio indefinito, sospeso tra passato e presente, tra musica e arti visive, sul finire dello scorso anno si è manifestata dalla campagna inglese la prima testimonianza concreta – una limitata edizione su cassetta associata formato digitale – della composita poetica di L.A. Foster, condensata nel suo progetto casalingo Curlicues. Le sette canzoni raccolte appunto sotto l’emblematico titolo di “The Long Transition” e associate a un cortometraggio realizzato dallo stesso Foster rappresentano la seconda tappa di un itinerario artistico intrapreso due anni prima con il breve Ep “Orchids” e ispirato da fonti letterarie ancor più che musicali, tanto che nelle note di copertina il nome di Judee Sill compare a fianco, tra gli altri, di quelli di Jean-Paul Sartre e W.G. Sebald.

Vi è, in effetti, molto di letterario nella scrittura e negli arrangiamenti dei brani, che pure sono frutto di un’elaborazione quasi interamente casalinga, che vede le interpretazioni morbide, il picking gentile e le compunte melodie pianistiche di Foster affiancate quasi soltanto dagli archi e, in un brano, dalla voce della sorella Elise. Eppure è più che sufficiente per far accedere le canzoni di “The Long Transition” alla dimensione di un pronunciato lirismo e di una raffinatezza smarrita, dai colori sbiaditi come quelli della calzante immagine di copertina, ma rivitalizzati al tempo presente dalla poetica di Foster.

Lo si comprende fin dalle prime note di pianoforte dell’iniziale “Willows”, dall’eleganza decadente e appena un po’ teatrale del registro interpretativo di Foster e dai discreti contrappunti degli archi, che introducono in atmosfere inusitate per il moderno cantautorato indie-folk. Nel corso del lavoro se ne ricavano numerose conferme, sotto diversi profili, dalle atmosfere in genere vagamente tenebrose al romanticismo austero e visionario di ballate dalle strutture articolare quali, in particolare, “Lavender Daydream” e “The Flowers Of Romance”, che con estrema naturalezza gettano un ponte tra la poetica dolente dei Montgolfier Brothers e il palpitante lirismo orchestrale del John Grant di “Queen Of Denmark”.

Non può non impressionare come tutto ciò avvenga in una produzione poco più che artigianale che, come tale, evidenzia ancor maggiormente la sensibilità cantautorale e la misurata classe negli arrangiamenti di L.A. Foster, artista dalla personalità davvero peculiare, ancora tutta da scoprire.

http://www.curlicuesmusic.com/

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 31 marzo 2016 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , .
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: