music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

#musictosave #004

ALLISTER THOMPSON – No Reason to Cry: Songs by Grant McLennan
(Self Released, 2020)
Non stupisce ritrovare Allister Thompson (The Gateless Gate) dedicare una raccolta di cover al compianto co-fondatore dei Go-Betweens. Eppure, l’artista canadese non è affatto nuovo a cimentarsi con canzoni dalle chitarre effettate, praticate anche nel suo altro progetto Twilight Fields. Le sue interpretazioni trasudano passione autentica e un rispetto per i brani originali, che li fa rivivere in tutta la loro malinconia immediatezza.

BISONBISON – Hover
(Zozaya, 2020)
Tre produttori, un batterista e una vocalist dal timbro sognante formano l’articolato progetto BisonBison, originato dalle estemporanee jam elettro-acustiche di artisti del giro di Spookyfish e Caribou. L’accento sulle ritmiche e il marcato profilo elettronico del quintetto offre una rappresentazione soltanto parziale dei contenuti di “Hover”, i cui otto brani, pur in prevalenza vivacemente pulsanti, non mancano di elementi acustici e ambientazioni di rarefatta nostalgia.

HAMERKOP – Remote
(Drag City, 2020)
La connessione del duo Hamerkop con i neozelandesi Bachelorette risiede tutta nella voce e nelle eteree trame digitali di Annabel Alpers. Accanto a lei, nel frattempo trasferitasi negli Stati Uniti, il batterista e produttore Adam Cooke scandisce tempi e paesaggi sonori di trasognata evanescenza. Il loro debutto “Remote” è tuttavia soprattutto una raccolta di canzoni scorrevoli ed eteree, che abbracciano dream-pop e modernariato trastieristico con pregevole leggerezza.

PICKERING PICK – Darshan E.P.
(Infinite Love, 2020)
Reduce da un periodo di silenzio prolungato e decisamente insolito rispetto alla sua copiose frequenza produttiva, Sam Pickering Pick racchiude nelle sei canzoni di “Darshan” un diario di esperienze personali e spirituali vissute negli ultimi anni. La componente spirituale traspare con evidenza dalla delicatezza del picking, sempre più compassato, dell’artista californiano e dal caldo timbro della sua voce, come non mai intensa ed evocativa.

REMINGTON SUPER 60 – New EP
(Café Superstar / Z Tapes, 2020)
Idealmente incastonata nella frastagliata costa norvegese, Remington Super 60 è la duratura creatura pop guidata da Christopher Schou & Elisabeth Thorsen. La manciata di canzoni da tre minuti raccolta nel loro nuovo Ep (testuale…) rappresenta l’ennesima dimostrazione della maturità di scrittura di quello che in origine era un semplice progetto “da cameretta”, in seguito arricchitosi di trasognata consapevolezza pop dal gusto piacevolmente retrò.

WEDNESDAY – I Was Trying To Describe You To Someone
(Orindal, 2020)
Nella transizione da progetto essenzialmente personale e vera e propria band, Karly Hartzman non smarrisce un’urgenza espressiva anzi irrobustita da muri di chittarre e ritmiche pronunciate. Eppure, gli otto brani di “I Was Trying To Describe You To Someone” non raccontano soltanto di robusta immediatezza da tardo college-rock ma anche di una maturità di scrittura che incontra melodie e riverberi evanescenti in una formula niente affatto scontata.

WILLIAM ST HUGH – Weasels Devour The Sun
(Self Released, 2020)
Sono illuminati da chiarore diffuso gli orizzonti di William St Hugh, che nei quaranta minuti di “Weasels Devour The Sun” condensa un paradigma sonoro a metà tra composizione orchestrale e rarefazioni atmosferiche. Ponendo l’accento sugli aspetti più immediatamente cinematici dei suoi brani, il musicista del Massachusetts dispensa una galleria di aeree visioni nelle quali partiture d’archi e stratificazioni sintetiche sono diluite in un’ambience fortemente immaginifica.

WORRIEDABOUTSATAN – Crystalline
(Sound In Silence, 2020)

Tornano a manifestarsi, per la sesta volta sulla lunga distanza, i sognanti paesaggi sonori di Gavin Miller, ormai unico titolare dell’alias Worriedaboutsatan. Lo fanno sotto forma di otto brani costellati da timbriche chitarristiche e occasionali increspature elettroniche, che continuano a combinare emotività post-rock e ipnotiche coltri ambientali, tre le cui pieghe si percepiscono i distanti vocalizzi di Sophie Green (Her Name Is Calla), ad amplificarne la soffice magia.

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