music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

MIDWIFE – Forever
(The Flenser, 2020)*

All’intermezzo di decompressione atmosferica “Prayer Hands” (2018), Madeleine Johnston fa seguire quella che può a tutti gli effetti considerarsi la continuazione del suo primo lavoro sotto l’alias Midwife, lo splendido “Like Author, Like Daughter” (2017).
Nei tre anni trascorsi, Midwife è diventato il progetto principale dell’artista del Colorado, che in precedenza aveva pubblicato sotto l’alias Sister Grotto, restando pur sempre aperto a un dialogo con altri musicisti, a cominciare da Tucker Theodore, che seppur non alla stregua di contropare di un duo, rientra tra coloro che hanno collaborato ai sei nuovi brani raccolti in “Forever”.

In poco più di mezz’ora, “Forever” rappresenta una completa sintesi del percorso creativo e personale di Madeleine, fortemente segnato nel suo periodo più recente dalla scomparsa dell’amico e confidente artistico Colin Ward, al quale è interamente dedicato. Un’aura malinconica, ma anche una proiezione alla speranza avvolge infatti il lavoro che, al di là delle denominazioni utilizzate, costituisce un vero e proprio ponte tra le evanescenze drone-folk di Sister Grotto e il più corposo dream-gaze orientato alle canzoni di “Like Author, Like Daughter”.

Ciascuno dei sei brani di “Forever” presenta una propria identità definita, che si sviluppa dapprima attraverso compassate onde di riverberi in bassa fedeltà, il cui soffuso calore definisce immediatamente il mood funereo dal quale trae le mosse il lavoro (“2018”), per ben presto fiorire nella tensione di un’elettricità abbastanza ruvida e carica di inquietudine (“Anyone Can Play Guitar”). I due brani centrali del lavoro ne costituiscono il momento riflessivo e di elaborazione, suggerito dalle placide risonanze di “Vow” e dagli arpeggi di “Language”, sul quali la voce di Madeleine torna a disegnare incantate traiettorie armoniche.

Il finale coincide invece con l’accettazione e il ricordo, sotto forma del lungo spoken word di Ward che riempie quasi metà degli oltre otto minuti di “C.R.F.W.” a cui segue un’elegia di granulose timbriche chitarristiche, e infine con l’ideale ritorno alla luce di “S.W.I.M.”. Il brano conclusivo si rivela ben presto come più sognante e uptempo del breve lotto, probabilmente la chiusura simbolica di una parentesi e la ripresa da parte di Madeleine Johnston del suo percorso verso una pur disadorna immediatezza, altra faccia della medaglia della sua sensibilità, ancora dispensatrice di sentite, umbratili magie.

*disco della settimana dal 13 al 19 aprile 2020

https://www.facebook.com/Midwife/

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