LOUIS PHILIPPE & THE NIGHT MAIL – Thunderclouds 
(Tapete, 2020)*

Quante volte è stata usata l’espressione “piccolo genio del pop” con riferimento a Louis Philippe? Da molti anni a questa parte, lo si è fatto in prevalenza in occasione di dischi altrui, dei quali il musicista (ma anche scrittore e giornalista sportivo) francese aveva curato la produzione o gli arrangiamenti, mentre un disco che lo vedesse come protagonista diretto mancava dai tempi di “An Unknown Spring” (2007).
L’anno che volge al termine è stato per Louis Philippe (al secolo Philippe Auclair) quello del ritorno alla produzione in prima persona, dapprima con la sua seconda collaborazione in quasi quindici anni con Stuart Moxham degli Young Marble Giant (quel piccolo gioiello di “The Devil Laughs”, pubblicato in estate) e adesso con “Thunderclouds”, lavoro che raccoglie tredici brani scritti negli ultimi anni, realizzato con il supporto di un terzetto d’eccezione, formato da Robert Rotifer (chitarra), Andy Lewis (basso) e Ian Button (Papernut Cambridge, Death In Vegas – batteria), che già aveva supportato il cantautore John Howard nel suo album del 2015.

I profili di musicisti navigati di tutti i protagonisti non rendono “Thunderclouds” un lavoro affatto datato o fuori tempo, costituendo anzi la premessa di conoscenza ed esperienza applicata a canzoni che spaziano trasversalmente tra stili, caratteri e arrangiamenti, accomunate da un genuino tocco pop e da una classe esecutiva che non va tuttavia a discapito della freschezza della scrittura melodica. L’agile scaletta dell’album presenta infatti una galleria di eleganti miniature pop, rivestite ora di sentori stralunati dal gusto retrò (emblematico l’incipit “Living On Borrowed Time”), ora di tonalità acustiche o vagamente esotiche (“Do I”, “The Mighty Owl”), ma anche svolte con dinamiche ballabili, che si tratti dei delicati valzer di “Fall In A Daydream” e “Once In A Lifetime of Lies” o della pur sinuosa escursione disco della conclusiva “When London Burns”.

È poi quasi superfluo sottolineare l’eleganza comunque discreta e la varietà delle soluzioni d’arrangiamento, che oltre a dimostrare l’ampiezza del lessico di tutti i musicisti coinvolti rende pieno merito alla freschezza dell’atteggiamento con il quale, pur essendo tutti intorno ai sessant’anni, si sono avvicinati alla realizzazione di “Thunderclouds”. L’alchimia tra loro, evidentemente guidata dal tocco lieve e raffinato di Louis Philippe, è risultata in una galleria di canzoni dalla cristallina matrice pop, priva di ogni prefisso o suffisso e anche per questo distante dal prevalente gusto attuale ma senz’altro restituita alla sua essenza più genuina, come incantata e inscalfibile dal tempo.

*disco della settimana dal 7 al 13 dicembre 2020

http://www.louisphilippe.co.uk/

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