music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

MIRRORRING – Foreign Body
(Kranky, 2012)

Quello tra Jesy Fortino e Liz Harris presenta tutti i contorni di un incontro inevitabile; evocativa interprete di un folk che corteggia ambientazioni spaziali la prima, abile tessitrice di visioni droniche ma con l’attenzione rivolta all’acustico la seconda.
A margine dei rispettivi progetti solisti, Tiny Vipers e Grouper, le due artiste hanno intrapreso una collaborazione, sfociata in alcune session di registrazione nello studio della Harris a Portland, in un progetto comune denominato Mirrorring e in un album comprendente sei lunghe tracce in bilico tra sature oscillazioni lo-fi, frammenti acustici e linee melodiche appena delineate.

Benché in larga misura collocati sulla falsariga di quanto separatamente espresso nel recente passato, non si può certo dire che i quaranta minuti di “Foreign Body” costituiscano il classico incontro a metà strada tra sensibilità affini ma diverse. Sembra invece che le due, a margine di una serie di esercizi con un vasto campionario di tecniche di registrazione, abbiano entrambe cercato di sviluppare le componenti recessive delle rispettive forme espressive, accentuando la Fortino le rapite ambientazioni dello splendido “Life On Earth” e tornando la Harris ad avvicinarsi ai (relativamente) più definiti canovacci folk adombrati in “Dragging A Dead Deer Up A Hill”.

Nel corso del lavoro le pennellate di ciascuna delle due risultano talora abbastanza riconoscibili, ad esempio nella più strutturata ballata “Silent From Above” o nella densa coltre rumorista che satura il finale di “Mine”; tuttavia, la prevalenza di Jesy nella prima è bilanciata da una torbida atmosfera di fondo, mentre quella di Liz nella seconda è temperata dalle estatiche correnti emozionali che si snodano lungo buona parte dei suoi quasi nove minuti.
Al di là di questi e pochi altri momenti, l’integrazione tra le due artiste risulta quanto mai equilibrata, dando luogo a una sorta di continuum nel quale fremiti umbratili e rilucenti stille acustiche si incardinano su modulazioni aritmiche eppure percorse da un movimento ondulatorio costante.

Il cantato sussurrato, a tratti del tutto compenetrato nelle brume del substrato sonoro, completano il fascino misterioso e tutto femminile di “Foreign Body”, disco non certo imprevedibile in ragione delle sue interpreti, ma quanto meno in grado di suscitare nuove sinuose contemplazioni di territori drone-folk che tendono a coniugare sperimentazioni e melodia. Ce n’è abbastanza per augurarsi che l’incontro che ha avviato il progetto Mirrorring non rimanga un episodio isolato.



http://www.kranky.net/artists/mirrorring.html

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 18 marzo 2012 da in recensioni 2012 con tag , , , , , , , , , .
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