music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

CHEEK MOUNTAIN THIEF – Cheek Mountain Thief
(Full Time Hobby, 2012)

Ecco un altro artista folgorato sulla via dell’Islanda; o almeno così potrebbe apparire. Stavolta si tratta di Mike Lindsay, metà degli alfieri folk(-tronic)-pop inglesi Tunng, duo sul cui futuro è legittimo oggi nutrire più di qualche perplessità, data anche la recente prova solista anche di Sam Genders nel non eccelso progetto Diagrams.

La storia dell’innamoramento di Lindsay per l’Islanda è tuttavia diversa rispetto a quelle di tanti altri che vi si sono recati con spirito “turistici”, attratti dal fascino dei luoghi, ovvero dall’incredibile fervore artistico che li anima. Lindsay viene infatti condotto a Húsavík da una serie di coincidenze e dal sentimento che lo lega a una donna del luogo. Una volta conosciuti quei luoghi, è breve il passo che lo porta a stabilirvisi alla ricerca di nuova ispirazione per la sua musica. Così, armato di chitarra, laptop e poco altro, allestisce un essenziale studio di registrazione nel quale scrive nuove canzoni e raccoglie una varietà di suoni naturali e umani catturati nei dintorni.
In seguito, grazie alla collaborazione di vari musicisti della zona, quelle canzoni prendono la forma di un album, primo tassello di un percorso che si pone in sostanziale continuità rispetto a quello dei Tunng.

Le melodie sbilenche, il gusto per giocosi intarsi folktronici e la ricchezza di soluzioni sonore della band d’origine ricorrono infatti inalterati anche nella nuova esperienza denominata Cheek Mountain Thief. I dieci brani compresi nell’omonimo album di debutto non segnano dunque una rivoluzione, ma piuttosto un naturale sviluppo di quanto dimostrato da Lindsay nel precedente contesto della band, benché la peculiarità del contesto realizzativo conferisca al lavoro indubbi tratti distintivi, riassumibili da un lato in inevitabili tracce della tradizione folk islandese (si veda l’afflato corale-bandistico di “Showdown”) e dall’altro in una più pronunciata tendenza a divagazioni variopinte, sotto forma di liquide sonorità analogiche (“Nothing”) o addirittura di tenui derive orientaleggianti (“Fake Fealty”).

Il più marcato ruolo rivestito da iterazioni ritmiche spesso rudimentali e da gioiose aperture di ottoni modella poi le sfuggenti melodie di Lindsay, apportandovi contorni di volta in volta diversi e completando canzoni che, pur senza eguagliare quanto di meglio proposto dai Tunng, mostrano una freschezza se non altro sufficiente a giustificare l’intrapresa di un nuovo progetto sostanzialmente solista.


http://www.cheekmountainthief.co.uk/

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Questa voce è stata pubblicata il 25 settembre 2012 da in recensioni 2012 con tag , , , , , , , .
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