music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

HAMMOCK – Departure Songs
(Hammock Music, 2012)

Era facile previsione che una collaborazione come quella realizzata nello splendido Ep “Asleep In The Downlights” avrebbe potuto rappresentare un punto di volta decisivo nell’attività degli Hammock.

Mentre il duo composto da Andrew Thompson e Marc Byrd era già autonomamente impegnato a sviluppare in maniera emotivamente comunicativa le sue affascinanti fluttuazioni ambientali, l’incontro con Tim Powles e Steve Kilbey (Church) ha dischiuso ulteriori mondi ai due artisti di Nashville, plasmandone l’espressione in vere e proprie canzoni e, in generale, indirizzandola verso strutture compositive più articolate, che muovono da immote coltri elettroniche per arricchirsi di coinvolgenti rilanci armonici e arrangiamenti raffinatissimi.

È dunque proprio con Powles in cabina di missaggio che gli Hammock si sono cimentati nella loro opera più ambiziosa, tanto dal punto di vista concettuale che realizzativo. “Departure Songs” è il doppio album di quasi due ore che ne è risultato, dedicato alla perdita, allo smarrimento e, più specificamente, a quella condizione liminale di sospensione tra vita terrena e ultraterrena che l’evanescenza della musica in esso contenuta descrive compiutamente già nella sua stessa essenza impalpabile.

Delle diciannove lunghe tracce racchiuse nel lavoro, solo una minima parte vedono ricorrere il cantato in falsetto di Byrd, che si aggiunge a quello etereo della moglie Christine Glass; non è infatti solo quello l’elemento saliente di “Departure Songs”, disco la cui essenza risiede nell’ispessimento di un suono luminoso e sognante come non mai e adesso supportato da una significativa sezione ritmica, deputata a offrire movimento alla miriade di echi e riverberi di avviluppanti pièce strumentali.

Nonostante la tenebrosa tematica di fondo, l’album risulta così estremamente lieve, inarcandosi in un unico flusso nel quale immergersi in maniera totalizzante. È obiettivamente impresa non facile, di questi tempi, abbandonarsi per quasi due ore a un disco al tempo stesso ipnotico e lucidissimo, eppure la sua miscela di impennate emotive dalle reminiscenze post-, folate ambientali, melodie evanescenti e finissimi arrangiamenti d’archi (eseguiti dal quartetto The Love Sponge Strings) trascina dolcemente in una dimensione nella quale abbandonare il corpo e lasciar fluttuare la mente.

(pubblicato su ondarock.it)



http://hammockmusic.com

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Questa voce è stata pubblicata il 18 ottobre 2012 da in recensioni 2012 con tag , , , , , , , .
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