music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

storie d’artista: WILD NOTHING


Sognando la wave in un garage, negli anni 2000

Chitarre e tastiere, melodie e fedeltà medio-bassa, sogni dai colori pastello e sfumature più oscure; un modo attuale di rileggere sonorità radicate tra anni ’80 e primi ’90, riassumendole secondo i mezzi e la sensibilità dei nostri giorni.
Sono più o meno questi gli elementi essenziali caratterizzanti il suono della Captured Tracks, etichetta intorno alla quale si è coagulata una sorta di scena artistica come è ormai raro trovarne nell’attuale mercato parcellizzato: i vari Soft Moon, Minks, Craft Spells, Beach Fossils, DIIV e altri ancora scandagliano in profondità nostalgie wave, riportando in superficie ogni volta riferimenti diversi e interpretazioni altrettanto varie.

Dall’omogeneo roster dell’etichetta – accanto ai Blank Dogs del suo fondatore Mike Sniper – si staglia il profilo dei Wild Nothing creatura di Jack Tatum, capace di coniugare nel fulminante esordio “Gemini” (2010) l’immediatezza di un suono denso di fascino con quella di melodie che colpiscono subito nel segno, rinverdendo l’imperitura magia di un’indie-pop fuori dal tempo, memore delle carezze dei Cocteau Twins, della cupa austerità dei primi Cure ma anche dell’inconfondibile indole pop dei tempi gloriosi della Sarah Records.

Lo sguardo di Jack Tatum è dunque rivolto all’Inghilterra di almeno due decenni addietro, mentre, dopo un passato in un’improbabile band surf-punk e qualche timido approccio cantautorale, nel garage della sua casa in Virginia dà forma a una serie di omaggi sinceri e appassionati alle tante sfaccettature del pop di quegli anni.
Le prime testimonianze della sensibilità del poco più che ventenne Tatum si manifestano nel formato retrò del vinile 7”, prima con il delizioso pop di “Summer Holidays” e poi con una coraggiosa cover di “Cloudbusting” di Kate Bush, che subito attirano la meritata attenzione su quello che all’inizio appare come un progetto “da cameretta” tra i tanti.

Al pari dei primi singoli, anche l’album “Gemini” può considerarsi il frutto esclusivo di una creazione individuale – benché già incline a un ampliamento interpretativo – quanto meno dal vivo – incentrato su un incessante susseguirsi di frammenti melodici, calati di volta in volta in dilatazioni sognanti, eteree cascate di chitarre e/o tastiere, pulsazioni elettroniche e riverberi policromi, che incorniciano canzoni impregnate da una sottile malinconia post-adolescenziale. Tra brioso jangle-pop, pulsazioni di tastiere e drum machine si affacciano folate tenebrose, che nel complesso danno luogo a una rivisitazione equilibrata, a distanza di sicurezza dai rischi di quegli appiattimenti emulativi, sempre dietro l’angolo in siffatte operazioni.

Al di là del variopinto caleidoscopio sonoro, è però soprattutto la genuina indole pop dei Wild Nothing a offrire una gradevole sensazione di freschezza, che la (inevitabile?) maggior pulizia del suono del nuovo “Nocturne” disperde in parte in favore di un’accresciuta spinta sintetica, che pure – insieme alla pubblicazione europea tramite Bella Union – potrà assicurare ulteriore diffusione a canzoni dalla genesi ormai ben diversa rispetto ai solitari esercizi casalinghi degli esordi.

(pubblicato su Rockerilla n. 385, settembre 2012)

http://www.facebook.com/wildnothing

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Questa voce è stata pubblicata il 20 novembre 2012 da in storie d'artista con tag , , , , , , .
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