music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

amandineAMANDINE – Amandine
(Self Released, 2012)

Ai tempi del loro debutto su Fat Cat (“This Is Where Our Hearts Collide”, 2005) gli Amandine sembravano destinati a una brillante collocazione tra i tanti interpreti di un folk venato di nostalgia, ma lieve e immediato nella sua semplicità melodica.
Invece, ecco ritrovare il quartetto guidato dal cantautore Olof Gidlöf al terzo album, dopo la parentesi del non eccelso “Solace In Sore Hands”, pubblicato in una formato digitale autoprodotto, ben distante dalle luci della ribalta e probabilmente circondata dall’attenzione dei soli pochi che ne ricordano con affetto il delizioso esordio.

La stessa scelta di intitolare l’album in maniera omonima pare testimoniare il basso profilo della band, oltre che il desiderio di segnare un nuovo inizio nella sua attività, che trae le mosse e l’ispirazione proprio dai suoi luoghi d’origine, nel nord della Svezia. Assistiti dal produttore Daniel Berglund, i quattro musicisti confezionano così undici nuove canzoni, che riprendono le fila del discorso musicale della band laddove si era interrotto: messa da parte ogni tentazione “indie”, il disco si presenta semplice e, in apparenza, con ben poco di appariscente da offrire.

La prima sensazione è, infatti, piuttosto dimessa, in assenza di sostanziali novità espressive rispetto al passato. Invece, ancorché a tratti fin troppo poco colorito, il lavoro rivela gradualmente la grana fine della quale è costituito e una serie di sfaccettature che coniugano un’endemica malinconia nordica con le assolate distese evocate dal più sensibile alt-country statunitense.
Ne risulta così un’equilibrata serie di ballate dalle strutture varie e vivaci, particolarmente riuscite negli andamenti incrementali delle romantiche “Bones” e “Life’s Lease” ma apprezzabili anche nella loro alternanza di ovattato intimismo (il notturno pianistico di “To All Courageous Hearts”) e scatenate danze a base elettrica (“Beneath The Birches”, “Magnolia Petal”).

Accanto a ciò, la linearità del songwriting di Gidlöf, agrodolce e totalmente privo di pretese, fanno dell’omonimo terzo disco degli Amandine un lavoro che non riserverà di certo sorprese sconvolgenti, ma più che sufficiente per salutare il ritorno a buoni livelli della band svedese che guarda con occhi languidi all’America.

http://amandinemusic.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 3 gennaio 2013 da in recensioni 2012 con tag , , , , , .
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