music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

ben_rosenbush_the_brighton_a_wild_hungerBEN ROSENBUSH & THE BRIGHTON – A Wild Hunger
(Self Released, 2012)

Violoncellista già collaboratore, tra gli altri, di Jeremy Messersmith, Ben Rosenbush conduce da qualche anno l’esperienza di una propria band, che dopo aver debuttato nel 2009 come The Brighton, per la seconda opera, altrettanto autoprodotta, pone in risalto il suo nome per evidenziarne il ruolo di songwriter e curatore degli arrangiamenti di dodici nuovi brani incentrati sui temi del cambiamento, della speranza e del destino.

In “A Wild Hunger”, la rinnovata ragione sociale della band corrisponde al suo parziale scostamento dall’originario folk-rock, in favore di un accresciuto accento posto sulle componenti acustiche e orchestrali di melodie ariose, che pescano nella tradizione nella stessa misura in cui si aprono a una vivace coralità bandistica.

Benché nel corso dell’album non manchino scatenate ballate elettriche (“This Fire”), il mood è in prevalenza lieve e aggraziato, così da mettere in adeguato rilievo le calde sfumature del cantato di Rosenbush. Tranne poche eccezioni (il brioso country di “Cowboy”), l’album scorre infatti fluido, privilegiando quadretti bucolici, vivacizzati dal supporto della band, attraverso le ritmiche e gli arrangiamenti d’archi e fiati, che saltuariamente assurgono alla ribalta in veste di semplici interludi nel corso della canzone (“West”), oppure completano con discrezione melodie primaverili che potrebbero essere state scritte da Andrew Bird (“Duluth”, “Young Shepherd”).

La sottile patina malinconica che vela “A Wild Hunger” affiora, poi, in maniera sempre più decisa all’avanzare della tracklist, fino a trovare compimento nella deliziosa conclusione “There Is No Ending”, mostrando lo spiccato lirismo di Rosenbush, ora capace di esprimersi al meglio nelle canzoni romantiche e introspettive, che costituiscono la parte preponderante dell’album. In tal senso, “A Wild Hunger” va salutato come una positiva transizione verso un chamber-folk ricco di soluzioni, che Ben Rosenbush & The New Brighton sembrano proprio voler sviluppare nelle forme più moderate ed essenziali.

http://benrosenbush.com/

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