music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

the_self_help_group_not_waving_but_drowningTHE SELF HELP GROUP – Not Waving, But Drowning
(Union Music Store, 2013)

E se Brighton diventasse per l’Inghilterra quello che ormai da anni Portland è per gli Stati Uniti? L’interrogativo può cominciare a profilarsi in maniera legittima di fronte alla nuova proposta indie-folk proveniente dalla cittadina affacciata sulla Manica e, al pari dei tanti artisti del Willkommen Collective (Laish, Leisure Society e tanti altri) e dei più recenti Galleons, pronta a emergere dopo qualche anno di onesta gavetta, trascorsa tra qualche singolo e cover sparse per la rete.

La band in questione è un quintetto che risponde all’ironico nome di The Self Help Group e debutta sulla lunga distanza con le undici tracce comprese in “Not Waving, But Drowning”, lavoro articolato ma realizzato con piglio leggero e incardinato su una declinazione plurale del folk, che guarda alla tradizione britannica pur citando quella appalachiana con un occhio rivolto al pop. Attraverso un ricco impianto strumentale (che comprende lievi arrangiamenti d’archi, ma anche tastiere, banjo, charrango e xilofono) e accenti di una lieve coralità che vede il leader e cantautore Mark Bruce affiancato dalle dolci voci delle sorelle Clara e Sarah Natalie Wood, “Not Waving, But Drowning” risulta un brillante affresco di una tradizione popolate rispolverata alla luce di una pregevole sensibilità pop.

La vivacità bandistica dell’iniziale “Needles” e di “Brother” scolora agilmente in canzoni da caminetto, dominate da intrecci vocali (“Jerome & Irving”, “Fifth Man On The Moon”) e pennellate da melodie scorrevoli e arrangiamenti sempre molto misurati, capaci di conformare di volta in volta i brani ad ambientazioni arcane e trasognate o a briose brezze chamber-folk. È infatti tutto il complesso di “Not Waving, But Drowning” a denotare cura realizzativa e un’ispirazione capace di far risaltare la proposta di The Self Help Group tra le tante che su entrambe le sponde dell’Atlantico hanno ormai dato luogo a una completa rifioritura dei linguaggi folk. Una piacevolissima scoperta.


http://www.theselfhelpgroup.com/

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