music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

quickbeamQUICKBEAM – Quickbeam
(Comets & Cartwheels, 2013)

Proviene dalla Scozia uno dei più pregevoli debutti della stagione: si tratta di un quartetto costituitosi intorno alla cantante Monika Gromek e del chitarrista Andrew Thomson, che definisce la propria musica quale atmosferica e cinematica. Entrambi gli aggettivi si addicono molto bene ai Quickbeam, ma non sono sufficienti a circoscrivere da soli lo spettro espressivo della band, che nel suo esordio omonimo sulla lunga distanza ha racchiuso un universo di suadente raffinatezza, in bilico tra suggestioni eteree, sensibilità melodica e coinvolgente afflato orchestrale.

Cadenze rallentate e dolci carezze melodiche introducono il lavoro, definendone da subito le atmosfere, rarefatte e sognanti ma sempre sul filo di una tensione, liberata solo a tratti attraverso graduali crescendo elettrici e romantici arrangiamenti d’archi. Anche per la voce sottile della Gromek, viene piuttosto naturale stabilire un’affinità con i Gregor Samsa degli ultimi due dischi, in particolare quando ritmiche sfumate sostengono sinuosi riverberi o nei passaggi guidati da sparute note pianistiche.

Eppure, in filigrana a orchestrazioni che esaltano con estrema misuratezza il contenuto emozionale dei brani e a intrecci armonici di trasognata dolcezza, traspare da un lato una capacità impressionistica, alternamente espressa in astrazioni ambientali e torsioni di feedback, e dall’altro una sottile anima “folk” nella costruzione delle canzoni e nel gusto acustico-orchestrale, ad esempio, di “Seven Hundred Birds”. Mentre il secondo permea piuttosto le strutture di brani che talora sfiorano la grazia bucolica dei Mojave 3, le prime modellano il suono dei Quickbeam tanto nella direzione di partiture cameristiche che donano profondità dai contorni vagamente nordici a placide narcolessie (i fiati di “Fall”, l’intreccio tra pianoforte e archi di “1743”) o preparano le controllate esplosioni di “Home” e “Grace”.

In tutte le variazioni – talora piuttosto profonde – sui comuni denominatori di atmosfere rallentate e avvolgenti, i Quickbeam dimostrano di avere le idee molto chiare nella creazione di paesaggi sonori al tempo stesso evanescenti e ben definiti in una chiave melodica niente affatto scontata. Cinquanta minuti di grazia sublime, sospesa a mezz’aria tra i profumi della terra e i colori di un cielo di emozioni sconfinate.

http://www.quickbeammusic.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 23 luglio 2013 da in recensioni 2013 con tag , , , , , , , , .
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