music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

a_little_orchestra_clocksA LITTLE ORCHESTRA – Clocks
(Vollwert, 2013)

Sarebbe facile liquidare superficialmente A Little Orchestra come disimpegnato supergruppo (!) di una serie di artisti ciascuno dei quali altrimenti dediti a propri progetti, magari limitandosi a una teoria di nomi e aderenze espressive più o meno inevitabili.

Come evidente dalla sua denominazione, la band è invece da considerare appunto un’autonoma piccola orchestra pop, fondata da ben tre anni da Bobby Barry delle Pipettes (pianoforte e percussioni), e dedita all’esecuzione di pièce di un folk-pop da camera, nel quale classico e moderno scolorano in un incantato universo bucolico, reso con lieve grazia minimale da un ensemble che comprende quattro violini, una viola, un violoncello e poi flauto, clarinetto, fagotto, glockenspiel e altro ancora. Quello espressivo rappresenta, in fondo, il comune denominatore tra i tanti artisti coinvolti, che pure recano ciascuno il proprio contributo di stile e sensibilità: non può, ad esempio, sfuggire l’impronta di Darren Hayman, che plasma come un proprio brano l’ottima “The Permanent Way”, così come Gordon McIntyre dei Ballboy non può fare a meno di spezzare con la sua voce nasale il sogno bucolico sotteso a buona parte del disco, conferendo agrodolce sapore pop a “East Coast”.

In maniera analoga, gli arcani interludi cameristici, che in tre occasioni replicano il titolo del disco contrassegnato da un numero progressivo, appaiono la base sostanziale sulla quale si svolgono le teatrali interpretazioni di Emma Winston e Lisa Bouvier, mentre l’altro strumentale “Train Tracks For Wheezy” vede il terzetto femminile Haiku Salut aggiungere alla base dell’”orchestra con organi”, glockenspiel e ritmiche, deviando in parte verso vivaci paesaggi di folk acustico-analogico.
Infine, “Clocks” offre anche l’occasione di (ri)scoprire, adeguatamente supportati dall’ampio impianto orchestrale, la sotterranea band folk-pop Model Village (“Josephina” è in realtà il loro primo singolo del 2011) e il giovane londinese Simon Love, ancora privo di pubblicazioni ufficiali all’attivo, ma la cui “Treacle, You Should Probably Go To Sleep” materializza ugge pop degne dei primi Clientele, incorniciate da malinconici arrangiamenti d’archi.

In quasi tutti i passaggi, stupisce tuttavia la naturalezza con cui matrici espressive diverse si integrano con le partiture dell’ensemble, costituendo con esse un tutt’uno e non una sovrapposizione tra elementi estranei. Per questo “Clocks” non può essere derubricato a frutto estemporaneo di artisti che vi hanno dedicato ritagli di tempo con confidenza quasi automatica; tutt’altro, perché l’orchestra dimostra in ogni occasione una propria identità organica, dotata di tutte le carte in regola per perpetuare la propria attività, accanto agli artisti coinvolti in questa prima prova sulla lunga distanza e, potenzialmente, a tanti altri ancora.

http://www.alittleorchestra.co.uk/

Annunci

Un commento su “

  1. Pingback: rearview mirror: 2013 | music won't save you

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 9 settembre 2013 da in recensioni 2013 con tag , , , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: