music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

benni_hemm_hemm_eliminate_evil_revive_good_timesBENNI HEMM HEMM – Eliminate Evil, Revive Good Times
(BHH, 2014)

Curiosa la parabola di Benedikt H. Hermannsson, mente e fulcro centrale dell’ampio collettivo aperto Benni Hemm Hemm: balzato sotto i riflettori nel bel mezzo del copioso e rigenerante vento d’Islanda che da qualche anno soffia sull’Europa, trovando in Morr Music un solido avamposto continentale, da un paio di dischi a questa parte si è rifugiato nella solitaria libertà dell’autoproduzione, scivolando immeritatamente ai margini dell’attenzione dell’indie-mondo globale. Un vero peccato, come conferma il quinto album “Eliminate Evil, Revive Good Times”, prima pubblicazione della sua etichetta personale e frutto di un processo realizzativo svoltosi interamente in Scozia, con l’esclusivo supporto di musicisti locali.

Mentre tanti artisti si recano in Islanda per registrare i propri lavori, Hermannsson si muove in evidente controtendenza e tuttavia secondo un percorso di estrema coerenza con la propria ispirazione creativa e con una dimensione, di tutta evidenza, tanto autonoma quanto orgogliosamente ai margini.
A questo spirito, in “Eliminate Evil, Revive Good Times” corrisponde un senso di smarrimento e un mood più oscuro rispetto a quello delle ridanciane danze folk e degli scatenati profluvi di fiati e percussioni di dischi quali “Kajak” (2007) e “Murta St. Calunga” (2008). Si direbbe quasi che la realizzazione del disco in Scozia abbia ammantato il gioviale folk-pop orchestrale di Hermannsson di una malinconia uggiosa, che le nuove canzoni cercano di esorcizzare non solo attraverso più riflessivi passaggi acustici ma anche innestando un alone sfumato sulla perdurante ricchezza degli arrangiamenti.

Fin dal titolo, il tono del disco è comunque lieve e positivo, svolto in quattordici canzoni che alternano andature brillanti (“Take Your Book”, “You ́ll Get Lost Again” e la stessa title track conclusiva) e passaggi acustici essenziali come non mai, nei quali Hermansson mostra di aver assorbito non poco sentori folk scozzesi (“I Am Free”, “Lucano And Ramona”, “Build A Wall”). Armonie ariose e cadenze spedite si susseguono in un’alternanza scorrevole, animata da una scrittura pop brillante, che riveste le trame acustiche più essenziali di rilucenti gocce di rugiada e non manca di offrire nuove luminose istantanee islandesi, come nell’emblematica “Bright Air And Magical Life”.

Sarà un caso, ma proprio in un album così distante da riflettori e cliché Hermannsson mostra di aver raggiunto il più elevato grado di maturità del suo songwriting, nonché un equilibrio in grado di rendere godibilissima e fruibile – non solo per la transizione alla lingua inglese – la sua personale miscela di folk orchestrale.

http://www.bennihemmhemm.com/

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