music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

solander_monochromatic_memoriesSOLANDER – Monochromatic Memories
(Tenderversion, 2014)

Nei tre anni trascorsi da “Passing Mt. Satu”, molto sembra essere cambiato per lo svedese Fredrik Karlsson, non solo per la natura aperta del piccolo ensemble chamber-folk nel quale si è evoluto il suo originario progetto personale Solander.

A differenza delle sensazioni di una primavera nordica frizzante, ancorché sottilmente malinconica, del precedente lavoro, nelle dieci canzoni comprese in “Monochromatic Memories” trapela in maniera percettibile quel senso di mancanza narrato dallo stesso Karlsson quale fonte di ispirazione per il nuovo, terzo album della band. Non si tratta di un concetto astratto, bensì del frutto di esperienze personali di Karlsson, fedelmente tradotte in un registro in prevalenza introspettivo e umbratile, adeguatamente rifinito dagli arrangiamenti della violoncellista Anja Linna, principale linea di continuità con il disco precedente.

Se infatti si eccettuano pochi passaggi uptempo, essenzialmente concentrati nella fluida vivacità ritmica dell’apertura “The Woods Are Gone” e in “Monday Afternoon” e “Social Scene”, i brani di “Monochromatic Memories” appaiono ammantati da un’aura fioca e assorta, ripiegata su ricordi che il tempo stesso scolora nell’omogeneità seppiata evocata dal titolo. Eppure, la malinconia acustica da camer(ett)a di Karlsson si svolge senza indulgere all’autocommiserazione né tanto meno avvitarsi nella mera replica di una formula predeterminata; sono infatti sufficienti misurati inserti d‘archi, poche calde note acustiche (“Black Rug” e la title track), discreti tappeti di tastiere liquide (“London Marbles”) o sinuosi accenni di una coralità in penombra (“Preludium”) a conformare i brani secondo profili che si rinnovano volta per volta, sempre sulla falsariga di un folk impressionistico, le cui delicate tinte pastello abbracciano l’espressivo lirismo delle interpretazioni di Karlsson.

Proprio queste ultime, soffuse e animate da una speranza di fondo e generalmente meno esulcerata rispetto “Passing Mt. Satu”, caratterizzano la personalità di un lavoro nel corso del quale possono balenare analogie concettuali con “A Church That Fits Our Needs” di Lost In The Trees e realizzative con le declinazioni cameristiche più lievi e sentite dell’universo indie-folk. Ai sentori primaverili del disco precedente, si sono così sostituite le atmosfere raccolte e il chiarore pallido di un inverno nordico, che le dieci canzoni di “Monochromatic Memories” mostrano ancor più congeniali alla conseguita maturazione di Solander.

http://solander.se/

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Questa voce è stata pubblicata il 7 marzo 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , .
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