music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

fennesz_becsFENNESZ – Bécs
(Editions Mego, 2014)

Ogni nuova iniziativa creativa, ogni nuova uscita discografica firmata da Christian Fennesz è come uno snodo simbolico di un percorso di ricerca sonora che l’artista austriaco conduce da ormai una ventina d’anni, essendo riconosciuto come uno dei maestri della sperimentazione elettronica, e non solo. Ulteriori spunti di interesse preliminari a “Bécs” sono il ritorno a una pubblicazione sulla connazionale etichetta Editions Mego, oltre un decennio dopo “Endless Summer” (2001) e quello a un album solista che, tra collaborazioni quali Fenn O’Berg e quella con Sakamoto, mancava da “Black Sea” (2008).

In una certa misura, “Bécs” si colloca quale ideale continuazione di entrambi i predecessori, riassumendo la complessità strutturale del più recente e, soprattutto, ponendosi in ideale continuazione di “Endless Summer” quanto a ricerca di contenuto melodico da coniugare con rumore e texture elettroniche. È questa, essenzialmente, la formula sviluppata nelle sette tracce del lavoro secondo una pluralità di variazioni, sfumature e assonanze che si discosta dalla semplice iterazione dronica per librarsi in un caleidoscopio nel quale possono cogliersi, trasfigurate, citazioni shoegaze, reminiscenze wave e (retro)futuristiche derive digitali.

I poco più di quaranta minuti dell’album sono più che sufficienti a Fennesz e ai collaboratori di turno (il bassista Werner Dafeldecker e i batteristi Martin Brandlmayer e Tony Buck dei Necks) per delineare un’infinita serie di suggestioni che oscillano tra ariose traiettorie armoniche e imponenti monoliti di frequenze distorte e filtraggi elettronici. Già l’iniziale “Static King” è sufficiente a dischiudere scenari di suono di ampiezza inusitata, costellati di arpeggi cristallini e sinuosi effetti digitali, la successiva “The Liar” spazza via il romanticismo attraverso bordate di rumore sintetico che riassumono in poco più di quattro minuti le granulose sinfonie noise di quel Tim Hecker altresì rievocato nel suo profilo più placido e visionario da “Pallas Athene”, unico pezzo sostanzialmente ambientale del lavoro.

Sono tuttavia i febbrili dieci minuti di “Liminality”, un infinito catalogo di riverberi e cadenze bluesy, e le stratificazioni distorte della title track a ispessire ulteriormente il contenuto di un album ricchissimo, nel quale Fennesz si scopre persino sensibile orchestratore di armonie elettro-acustiche, inviando, nella conclusiva “Paroles”, un’estatica cartolina bucolica, compilata a suo modo per congedarsi dal tour de force di idee e soluzioni sonore disseminato nel corso del disco.
Benché manchi di un’effettiva cesura rispetto alla linea di ricerca di Fennesz, “Bécs” rende pienamente il senso di un ritorno come sempre lontanissimo dalla mera replica di una formula e che tuttavia reca riconoscibile la firma di un artista che, ad ogni uscita discografica, dimostra sempre di avere qualcosa di importante da dire.


http://www.fennesz.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 28 aprile 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , , .
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