music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

the_vale_from_another_roomTHE VALE – From Another Room
(Self Released, 2014)

Per Chace Wall e Marissa Deitz, il trascorrere delle stagioni assume un comune denominatore rinvenibile nel sicuro approdo di un intimo contesto nel quale rifugiarsi, al riparo dai rigori invernali o per riaversi dal fiaccante caldo estivo. Da entrambi, il duo al debutto sotto la denominazione The Vale trae un segnale affine, che si tratti di introspezione o indolenza, consistente in atmosfere soffuse e ovattate, applicate a confessioni in penombra che calano note acustiche e melodie appena accennate in sospensioni avvolgenti.

Questa la formula dello splendido “From Another Room”, lavoro pubblicato in un’edizione limitata su cassetta e in digitale in download a offerta libera, la cui stesura è stata intrapresa sotto la canicola della scorsa estate e ultimata nel pieno del gelo dell’inverno della loro Chicago.
I riflessi morbidi e le esili linee vocali dell’iniziale “Summertime” stabiliscono subito il mood del disco, muovendosi per linee oblique tra riverberi e armonie estatiche, ovvero il fulcro di quasi tutti gli undici brani nel corso dei quali anima acustica e inclinazione ad ambientazioni lente e sognanti convivono in perfetto equilibrio, enucleano una serie di dolcezze nelle quali l’una o l’altra prevale.

Così, le note acustiche di “What I Know” dischiudono un universo languido e contemplativo, intriso di calore umano, che in “Western Sky” si trasforma in un saggio di folk estatico e in “So Would I (My, My)” cesella un cullante intreccio tra la voce serafica di Wall e quella suadente della Deitz. L’affiatata complementarietà tra i due – estesa a banjo, organo, ukulele e violoncello – regala poi narcolettici cammei dream-folk (“Stacked Occurrences”, che rimaterializza le visioni del primo Nick Talbot) e un’alternanza straordinariamente naturale tra arpeggi acustici e delay chitarristici che solo in “Of The Sea” abbandonano la loro soffice consistenza per una torsione distorta e persistente.

Ma è soprattutto il senso di raccolta confidenza che anima “From Another Room” a farne un concentrato di grazia discreta e spontaneità espressiva, a ennesima riprova di come da uno spazio intimo e condiviso come quello di una stanza possano nascere piccoli gioielli che sarebbe un vero peccato non scoprire.

http://the-vale.com/

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