music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

pines_wild_axePINES – Wild Axe
(Flaming Pines, 2014)

Non è una novità che il freddo e il ghiaccio siano fonti di ispirazione, oltre che importanti componenti estetico-sonore, di molte produzioni elettroniche e sperimentali. È, invece, probabilmente più raro che tale elemento meteorologico funga da parametro antitetico per l’elaborazione di paesaggi ambientali, di contro, animati da un calore acustico che mira a illuminare di calde tinte primaverili la persistente cupezza di un cielo invernale.

Proprio quello sopra descritto rappresenta il processo creativo e la finalità estetica del nuovo lavoro di Pines (seguito dell’affascinante cassetta “A Spirit”, 2013), progetto solista di Zachary Corsa, che condivide abitualmente con la moglie Denny lo stimato duo ambientale Lost Trail. Tanto rigido è stato il loro inverno North Carolina, quanto sentito il desiderio di esorcizzarlo, sciogliendone la spessa coltre nevosa attraverso la creazione di un suono caldo e dinamico, in deliberato contrasto con l’apparente stasi del contesto atmosferico.

Così sono nate le tredici tracce di “Wild Axe”, brevi istantanee sonore (tutte tranne una intorno ai tre minuti) che anelano ai colori e agli aromi di una stagione tiepida e luminosa, attraverso un approccio che va dal naturalismo di field recordings (gli uccelli dell’iniziale “Assorted Bird Chorus” e il brulicante sottobosco di “Woods Fortress”) a una pluralità di fonti acustiche variamente rielaborate, in modo da ricavarne screziature irregolari ovvero frammenti di incantata quiete.
A margine del fragile movimento di fronde di “Wasps’ Nest” o dello stesso fervore di elementi di “Alpine Start” (l’unico brano lungo, con i suoi sette minuti), ruota infatti un delicato microcosmo popolato da esili note di pianoforte (“Beyond The Horizon”, “Tent Stakes”, “Last Day Of”) e da stille acustiche spoglie (“Mt. Tomahawk Blues”), avvolte in soffici loop (“Beartrap Rust”) e infine svolte in sognanti contemplazioni bucoliche (“A Continuation Of The Circle”).

Sono sufficienti tali pochi elementi, come esili trine ricamate su un’ovattata atmosfera domestica a rendere dolce e riuscita la particolare interpretazione dell’elettro-acustica ambientale di “Wild Axe”, lavoro che non solo riesce a rispecchiare una primavera soltanto vagheggiata ma anche dal cui calore vitali farsi accarezzare in un sicuro rifugio dai rigori invernali.

http://www.losttraildrone.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 1 giugno 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , , .
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