music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

endless_melancholy_fragileENDLESS MELANCHOLY – Fragile
(Hidden Vibes / AZH, 2014)

In un periodo nel quale la sua terra, l’Ucraina, è percorsa da inquietudini e conflitti non facilmente comprensibili a uno sguardo distante, Oleksiy Sakevych continua a trova nell’arte musicale un’astrazione da una quotidianità non facile e comunque senz’altro diversa da quella vissuta dalla maggior parte degli artisti come lui interessati a plasmare mondi sonori di neoclassicismo ambientale.

L’affrancamento emotivo conseguito da Sakevych attraverso la musica trova nel suo terzo lavoro sulla lunga distanza a nome Endless Melancholy una manifestazione tanto più emblematica quanto più lontana, per temi ed esecuzione, dalla realtà contingente. Se già il precedente “Epilogue” aveva visto l’artista ucraino ampliare i propri orizzonti all’esplorazione di universi sonori parzialmente diversi, ancorché complementari, con il suo minimalismo pianistico, le dieci composizioni racchiuse in “Fragile” ne confermano la tensione evolutiva attraverso non una modifica dei cardini espressivi, bensì soprattutto un attento dosaggio di tempi e registri.

Il palpitante neoclassicismo di Sakevych rappresenta infatti la fragile delicatezza di cui al titolo del lavoro non più solo lavorando sugli interstizi tra le note, ma anche costruendo melodie pianistiche strutturate e romantiche (“Little Hands”, “Rêverie”), amplificate da un’ambience ovattata, percorsa da echi e minute irregolarità appena sopra il livello della percezione. I brani di “Fragile” sono prodotti del cuore e ponti verso la speranza, incastonata tra gli estremi delle austere miniature di due minuti “Wherever” e “Somewhere”, anche quando le frequenze di Sakevych sfiorano per un attimo il grado zero (la prima parte di “Lost”) o, al contrario, si aprono a un ventaglio di possibilità strumentali. La solennità di viola e violoncello che compare in più punti a conferire spessore al sicuro incedere armonico del pianoforte e l’abbagliante apertura ritmico-elettronica di “Glory Of The Sun” (residua testimonianza di una concettuale ascendenza post-rock) alimentano in maniera soltanto apparentemente diversa la profondità cinematica delle composizioni dell’artista ucraino, denotandone una certa vocazione “orchestrale”.

Tutto ciò non contraddice il rigore espressivo da sempre connaturato al progetto Endless Melancholy, anzi ne denota la compiuta consapevolezza compositiva, elevandone il contenuto suggestivo a un livello di pacifica, “fragile” intensità.

https://www.facebook.com/emelancholy

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Questa voce è stata pubblicata il 22 ottobre 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , , .
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