music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

bosques_de_mi_mente_no_sobreviviremos_otro_inviernoBOSQUES DE MI MENTE – No Sobreviviremos Otro Invierno
(Self Released, 2014)

È fisiologico anche per i progetti artistici giungere a una conclusione; è tuttavia meno usuale che questa conclusione sia già preannunciata nel momento della pubblicazione di un disco e che ne vengano rese note le motivazioni. Nel caso di Bosques de mi Mente, tali motivazioni attengono a una sfera principalmente etica, legata alla precedente distribuzione gratuita attraverso la rete delle opere del progetto, create dallo spagnolo Nacho, e al loro improprio utilizzo per finalità che l’artista non ha potuto controllare non tanto dal punto di vista economico quanto soprattutto da quello del riconoscimento di una semplice paternità artistica.

I dettagli della storia sono narrati sul sito dell’artista spagnolo, associati a spunti di riflessione sul concetto stesso della condivisione dei prodotti della creatività sulla rete. Fatto sta che “No Sobreviviremos Otro Invierno” è destinato a essere il testamento artistico di un’esperienza durata circa otto anni, che ha attraversato gli albori del neoclassicismo minimale e la sua sempre più ampia diffusione. Quella di Bosques de mi Mente non è mai stata frutto di semplice maniera, bensì animata da una palpitante spontaneità emotiva e da un ventaglio di suggestioni la cui ambience sospesa abbraccia field recordings e distanti matrici post-rock.

I dieci brani di “No Sobreviviremos Otro Invierno” rendono emblematico il loro contenuto di commiato artistico, passando in rassegna diversi momenti e profili dell’esperienza di Bosques de mi Mente, in un percorso di poco più di mezz’ora costellato da esili sospensioni tra note pianistiche risuonanti ma anche popolato da istantanee di voci e rumori concreti, da un paio di repentini apici di rumore saturo e soprattutto da scorci di austero camerismo veicolato da arrangiamenti di violoncello. Si percepisce, nel corso della tracklist, il tono ultimativo e grave di questa testimonianza sonora, che oltre a cristallizzare frammenti di un’umanità transeunte regala sinfonie in miniatura di commosso raccoglimento.
Vi è, comunque, ben poco di romantico in questa sorta di auto-elegia artistica che invece indulge piuttosto a dialoghi decadenti tra pianoforte e archi, aprendosi a orizzonti di infinite penombre nell’elettricità statica delle correnti distorte che suggellano il lavoro come un biglietto d’addio.

Non vi è rabbia o disperazione nel commiato del compositore spagnolo, quanto piuttosto una disillusa rassegnazione alla ancor più pronunciata volatilità dell’arte musicale in questi anni. Per fortuna resta tutto quanto di bello e toccante ha realizzato nel corso della sua attività, a cui va senz’altro aggiunta quest’ultima dimostrazione di una personalità umana e artistica distante dagli stereotipi neoclassico-ambientali. Addio Bosques de mi Mente, e grazie di tutto.

http://bosquesdemimente.es/

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