music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

haruka_nakamura_ongaku_no_aru_fuukeiHARUKA NAKAMURA – Ongaku No Aru Fuukei
(Kitchen, 2014)

La declinazione del neoclassicismo da camera in forme e contesti in grado di travalicare la dimensione di creazioni solitarie e necessariamente minimali è alla base del quarto album solista di Haruka Nakamura, artista che di recente dimostra uno spiccato desidero di arricchire la propria tavolozza compositiva dominata da pianoforte. Mentre l’introduzione dell’elemento vocale aveva conseguito risultati toccanti nella magnifica collaborazione con Janis Crunch (“12 & 1 Song”, 2011), meno convincente era apparso il tentativo del precedente “Melodica” (2013) di contaminare le aggraziate armonie pianistiche del compositore giapponese con i beat elettronici e gli impetuosi linguaggi urbani dell’hip hop.

In “音楽のある風景” (“Ongaku No Aru Fuukei”), Nakamura torna invece alla classicità, per sviluppare un’idea che lo accompagnava dai tempi dello splendido “Twilight” (2010), quella di dischiudere le proprie composizioni a una dimensione orchestrale, capace di ampliarne lo spettro e di proiettarle sui palcoscenici delle grandi sale da concerto. Quell’idea, originariamente legata ai soli aspetti esecutivi di composizioni già edite, si è trasformata in qualcosa di più articolato, che nei due cd di “Ongaku No Aru Fuukei” trova una rappresentazione imponente, sotto forma di oltre cento minuti di musica nel corso dei quali, accanto a rivisitazioni di alcuni brani di “Twilight”, si ritrovano pezzi originali frutto di improvvisazioni in forma tanto libera da raggiunge durate considerevoli, fino ai diciannove minuti della title track.

In entrambi i casi, Nakamura è stato accompagnato da un ensemble a metà tra musica da camera e jazz, comprendente violino, sax, flauto e percussioni, insieme al quale ha registrato in presa diretta i nove brani che formano il lavoro presso un’ampia sala dall’architettura post-moderna della concert hall Sonorium di Tokyo.
La stessa dimensione del luogo ha contribuito ad amplificare, anche da un punto di vista fisico, il respiro dei brani attraverso risonanze fortemente evocative, che tuttavia non contraddicono i caratteri di elegante intimità delle composizioni dell’artista giapponese. Interpretazione e improvvisazione convivono nel lavoro in maniera talmente omogenea da non presentare alcuna discontinuità espressiva, tanto da non potersi cogliere alcuna significativa cesura tra la toccante rivisitazione cameristica di uno dei brani di più fragile emozionalità di “Twlight” come “Harmonie du Soir” e le nuove pièce che, paiono sbocciare gradualmente nel corso della loro durata. È il caso ad esempio di “SIN”, con le sue leggiadre aperture d’archi, di “Hikari”, con le sue partiture vocali corali eseguite dall’emsemble Cantus e ancora della title track, la cifra della cui improvvisazione si sublima nella fragile dolcezza di florilegi dal sapore rinascimentale. Più che nell’effettivo contributo alla resa sonora del lavoro, le sfumature jazzy si manifestano nell’impostazione “free” degli intrecci strumentali con il pianoforte di Nakamura e nel loro libero dipanarsi in assenza di costrizioni spazio-temporali.

Nonostante la durata ponderosa e la complessità dell’operazione ad esso sottostante, “Ongaku No Aru Fuukei” risulta un lavoro fruibile e carico di suggestioni, ideale sintesi tra modalità esecutive in apparenza molto distanti, ma accomunate dalla misurata eleganza di Nakamura nell’ibridazione di sonorità tratte da un ventaglio espressivo che travalica di gran lunga il minimalismo neoclassico.

http://www.harukanakamura.com/

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2 commenti su “

  1. glencoe
    30 dicembre 2014

    auguri e buon anno nuovo e un pensiero al suo magnifico sito

    • rraff
      30 dicembre 2014

      Grazie! E grazie per la fedele attenzione con cui l’hai seguito nel corso dell’anno.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 dicembre 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , .
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