music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

jessica_pratt_on_your_own_love_againJESSICA PRATT – On Your Own Love Again
(Drag City, 2015)*

Fin dalle premesse di “On Your Own Love Again” si coglie l’avvenuto passaggio di grado quanto meno nella considerazione generale di Jessica Pratt, artista californiana il cui primo album omonimo del 2012 aveva stregato Tim Presley dei White Fences, che l’aveva pubblicato tramite la sua Birth Records, e riscaldato i cuori di un ristretto novero di cultori del cantautorato folk. Insomma, il nome della Pratt, la spoglia naturalezza delle sue canzoni e il suo timbro vocale sghembo e atemporale avevano già incominciato a circolare negli ambienti specializzati in folk e non solo. Non stupisce dunque più di tanto che il suo secondo lavoro sia accreditato di aspettative significative, corroborate dalla pubblicazione da parte dell’importante Drag City.

Ma, al di là del parziale mutamento di prospettiva, nelle nove agili canzoni di “On Your Own Love Again” (poco più di mezz’ora di durata complessiva) è condensata tutta la personalità artistica della Pratt, a cominciare dalla dimensione casalinga nella quale il disco è stato pressoché interamente registrato in presa diretta.
Contesto e modalità realizzative contribuiscono ad ammantare la scarna scrittura della Pratt di un alone incantato, attraverso il quale filtrano già i primi accordi e le timide armonizzazioni dell’iniziale “Wrong Hand”, ballata sinuosa e ammaliante che sarebbe potuta essere stata scritta in questi anni così come tre o quattro decenni addietro.

La patina di polvere che circonda il songwriting della Pratt non lo rende per ciò stesso stantio, anzi vi aggiunge un fascino alimentato anche da semplici soluzioni sonore e da interpretazioni che smuovono sicuramente corde antiche, con un piglio tuttavia coerente con le riletture folk più in auge negli ultimi anni in ambito indipendente. Vi è qualcosa dei madrigali medievali della Newsom (ma ben più concisi e cantati molto meglio!) e della visionaria fragilità di Vashti Bunyan o Sibylle Baier nelle filigrane acustiche dello stesso brano d’apertura e di “Jacquelyn In The Background”, ma vi sono anche cadenze nitide e impronte di sognante mistero, come quelle di “Strange Melody”, tra i gioielli più rilucenti dello scrigno di “On Your Own Love Again”, che davvero nulla ha da invidiare alla Marissa Nadler più evocativa.

Mentre le ovattate risonanze ritmiche di “Game That I Play”, i pregevoli intrecci acustici di “Greycedes” e “Back, Baby” o ancora le occasionali frequenze prodotte da organi vintage rifiniscono appena il contesto sonoro dominato dal picking caldo e irregolare dell’artista californiana, le sue interpretazioni alternano danze giocose con scorci intimisti e passaggi di rapimento estatico e misterioso, denotando quella sensibile maturazione rispetto all’esordio niente affatto limitata ma anzi amplificata dall’immediatezza casalinga delle registrazioni. Del resto, è proprio una grazia spontanea e disadorna quella della quale rifulge “On Your Own Love Again”, piccola grande magia di un folk inscalfibile dal trascorrere del tempo, che consacra adesso in Jessica Pratt un’interprete dalla personalità e dalle doti suggestive decisamente fuori dal comune.

*disco della settimana dal 26 gennaio al 1° febbraio 2015

http://www.dragcity.com/artists/jessica-pratt

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: