music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

david_and_the_circumstances_this_part_of_meDAVID AND THE CIRCUMSTANCES – This Part Of Me
(Elevate, 2015)*

Un’armonia austera di pianoforte e il pacato calore di un cantato sommesso che comincia a narrare di sé; i primi venti secondi dell’iniziale “This Part Of Me” sono già sufficienti a smuovere corde profonde e a far drizzare le orecchie su un disco proveniente da rivoli marginali rispetto ai principali canali di diffusione musicale, anche indipendente, risultante da un percorso artistico personale e silente.
L’album che emblematicamente prende il titolo dal brano d’apertura segna il debutto solista, ancorché a nome collettivo, dell’olandese David Groeneweg, artista di formazione classica, che dal 2008 ha rivestito il ruolo di frontman della band indie-rock The Circumstances. Nulla della sua precedente esperienza è dato cogliere nelle nove canzoni in punta di dita raccolte nel disco, plasmate con un’emotività appena trattenuta su un gentile picking acustico e disadorne armonie pianistiche.

Tra le eleganti pieghe del lavoro c’è tutta la sensibilità dell’artista che si mette a nudo, raccontando appunto “una parte di sé” facilmente interpretabile nella duplice accezione della scoperta di una nuova identità espressiva e di uno specifico aspetto della sua personalità, quello più fragile e umbratile. Eppure, non c’è disperazione né invariabile spleen nelle canzoni di Groeneweg, dalle quali anzi promana un’eleganza curata, persino lievemente patinata, che tuttavia non ne depotenzia la naturale intensità.
Quelle di “This Part Of Me” sono confessioni a cuore aperto, a partire dalla toccante title track, i cui timbri riecheggiano quasi le ballate pianistiche di Dakota Suite; il contenuto del lavoro è comunque tutt’altro che monocorde, spaziando da più marcati accenti di folk acustico a vivaci rifiniture corali (“All Across The Sea”, con duetto con la dolce voce di Tessa Douwstra) e orchestrali (“The Wrong Road”, la cui composita apertura strumentale segna l’unico passaggio ritmico del disco).

Il registro prevalente permane tuttavia spiccatamente introspettivo, con il songwriter olandese che pare alla ricerca di uno spazio di quiete, di silenzi nei quali far risuonare riflessioni personali e istantanee di luoghi e situazioni di una quotidianità in grado di rivestirsi di significati profondi. Prendono così forma spaccati di disadorno lirismo (“Is It Not You”), serafiche constatazioni di ineluttabile malinconia (“everything is perfect in this imperfect way” canta Groeneweg in “Perfect”) e la visionaria contesa con i propri incubi di “Mr. Darkness”, il cui raccolto romanticismo è alimentato semplicemente dal suono del violoncello di Otto Bakker. Proprio quest’ultimo brano suscita una toccante associazione con il tono gentile del compianto Nick Talbot, alle cui più spettrali ballate folk rimandano in maniera ancora più sensibile gli intrecci del picking della precedente “Time Moves On”.

Ancor più che nel resto del lavoro, nella sua parte finale, Groeneweg rimane solo con la sua chitarra a narrare storie di agrodolce malinconia; è questa la sua dimensione più autentica ed espressiva o, parafrasando il titolo, la parte della sua identità umana e artistica, quella attraverso la quale riesce a comunicare al meglio ricordi ed emozioni come ha fatto, con understatement autentico e sentito, nelle canzoni di “This Part Of Me”.

*disco della settimana dal 2 all’8 febbraio 2015

http://www.davidandthecircumstances.com/

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