music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

darren_hayman_chants_for_socialistsDARREN HAYMAN – Chants For Socialists
(Where It’s At Is Where You Are, 2015)

Tutto si può dire dell’ultimo arco della parabola artistica di Darren Hayman tranne che l’autore inglese sia poco prolifico e ripiegato su se stesso: nel tenere ormai da tempo la media di un almeno un album all’anno, oltre a svariati altri progetti e collaborazioni, l’ex leader degli Hefner non ha cessato di riempire le sue canzoni di contenuti legati a tradizioni e vicende storiche, così sviluppando l’accezione più autentica e letterale del folk quale linguaggio popolare.
La dimensione collettiva, che rappresenta l’ormai consolidata modalità narrativa di Hayman, ricorre anche nel nuovo lavoro, stavolta integralmente a suo nome, la scintilla per la creazione del quale è stata decisamente eccentrica, al pari del suo contenuto. Come da titolo, “Chants For Socialists” costituisce la traduzione in musica dei versi di William Morris, scoperti da Hayman in occasione di una visita al museo dedicato al poeta, artista e agitatore sociale inglese della fine del diciannovesimo secolo.

Inizialmente pubblicata in download gratuito, in ossequio alla cornice ideologica nella quale vanno collocata, la raccolta dei “Chants For Socialists” è al tempo stesso una testimonianza politica dal contenuto decisamente eccentrico in questi anni e una pregevole rilettura condotta da Hayman che, spogliatosi dalla veste del songwriter, si è concentrato nell’applicazione ai versi di Morris del suo agrodolce lirismo e nell’elaborazione di una varietà soluzioni d’arrangiamento, simbolicamente realizzate nei luoghi della biografia di Morris e persino con l’utilizzo del suo pianoforte.

Al di là del contenuto politico, nei dieci “canti” di cui si compone il lavoro è dato riscontrare tutti i profili dell’attuale stato dell’arte di Hayman che, dal simbolico inno alla rivolta iniziale “Awake London Lads”, rinnova il connubio con una dimensione corale e fuori dal tempo, adesso filtrata da una miscela di ottimismo progressista e sconforto per le ingiustizie sociali. Il passo serrato della ballata elettrica “May Day 1894” e l’arioso inno finale “No Master High Or Low” trovano infatti corrispettivo nelle storie di sconfitte rese da Hayman con i tratti di un lirismo lieve e scorrevole, ridotto all’osso di una deliziosa austerità di quasi sola chitarra e voce, come nella splendida “March Of The Workers”, o aperto a una pluralità di attori strumentali e interpretativi come in “A Death Song”, “The Voice Of Toil” e “All For The Cause”.

Benché proprio queste ultime soluzioni amplifichino il contenuto poetico dei testi, il loro messaggio di speranza e disillusione è comunque filtrato in maniera rispettosa di Hayman, interprete misurato di tematiche sociali che, in fondo, fanno parte della storia collettiva inglese non meno degli eventi narrati nei precedenti “The Violence” e “Bugbears”. Hayman continua così a dimostrare una classe e una sensibilità che il tempo non scalfisce, anzi permea di una confidenza tale da permettergli di affrontare un’operazione per nulla facile come quella di “Chants For Socialists”, coronandola in maniera credibile e ispirata.

http://www.hefnet.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 6 febbraio 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , .
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