music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

martin_callingham_tonight_we_all_swim_freeMARTIN CALLINGHAM – Tonight, We All Swim Free
(Folkwit, 2015)*

Il songwriting essenziale e il delicato timbro vocale di Martin Callingham non erano passati affatto inosservati in occasione dell’unico disco da lui realizzato insieme alla band Joyce The Librarian che, al netto della sua moderata impostazione cameristica, si presentava già fortemente caratterizzata dalla sua personalità.
Non stupisce dunque più di tanto ritrovare, tre anni dopo, il cantautore di Bristol in una prova integralmente solista, almeno dal punto di vista della denominazione. La discontinuità rispetto alla sua precedente veste artistica non risiede tuttavia soltanto in tale aspetto, poiché se è vero che anche il suo debutto solista “Tonight, We All Swim Free” è stato realizzato con la collaborazione di numerosi altri musicisti, tra i quali Anna Kissell e Gareth Bonello (The Gentle Good), il contenuto delle nuove canzoni si mostra da subito estremamente personale e ancor più essenziale di quanto già non fosse quello di “They May Put Land Between Us”.

Tratto comune della nuova incarnazione artistica di Callingham permane senz’altro il gusto per una varietà di soluzioni d’arrangiamento, una parte preponderante delle quali è demandata ad archi e fiati, seppure adesso orchestrati con l’estrema delicatezza di registri elegantemente sommessi e con un piglio tanto riflessivo e dimesso da risultare anche in brevi interludi acustici tra le canzoni o addirittura al loro interno.
Quello che in “Tonight, We All Swim Free” è decisamente smussato rispetto al precedente contesto della band è senz’altro la precedente attitudine indie-folk di Callingham, sempre gestita con estrema grazia ma che adesso cede il passo alle gentili pennellate di cartoline dai colori pastello costruite su pochi indolenti accordi acustici, appena rifiniti da ritmiche soffuse ed esili armonie cameristiche.

Sono sufficienti meno di ventotto minuti a Martin Callingham per confezionare due strumentali, posti in apertura dei due ideali lati del disco, e otto brevi canzoni che colpiscono per placidità e serafico candore interpretativo e di arrangiamento.
Se l’apertura da camera che innalza il finale del brano che ha anticipato il disco, la splendida “Portland Square”, e il connubio tra svelto passo ritmico e tromba malinconica di “Knots” avvincono con lirismo immediato e ampiezza di respiro delle orchestrazioni, non meno efficaci risultano i brani di più scarno e incantato intimismo, ai quali Callingham riesce comunque sempre ad aggiungere il suo lieve tocco nelle interpretazioni e nelle cornici strumentali. Così, la leggiadra danza degli archi ammanta “Hare On The Hill” di uggiose sensazioni invernali e brevi impulsi di fiati dischiudono “Folding” a tepori primaverili, mentre ritmiche spazzolate donano soffuse cadenze vagamente jazzy a “Build Us A Path” e “On Your Mark”.

La spontanea essenzialità di Calliingham si manifesta poi con altrettanta discrezione nella parte conclusiva del lavoro, quando il suo soffice timbro vocale associato al pianoforte (“Gliding”) o alle trame di un fragile picking acustico (“Tides Return”) è appena rifinito dai soffusi abbracci degli archi, che vi conferiscono i contorni di umbratile camerismo in miniatura.
Nelle sue varie sfumature, la rinnovata dimensione espressiva conseguita in “Tonight, We All Swim Free” appare particolarmente congeniale alla sensibile scrittura e alla personalità di Martin Callingham che adesso, parafrasando il titolo del disco, “nuota in libertà” con una fluidità di movimenti tanto naturale da poter passare inosservata, eppure estremamente ispirata ed elegante.

*disco della settimana dal 16 al 22 febbraio 2015

http://martincallingham.com/

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