music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

nathan_amundson_western_songsNATHAN AMUNDSON – Western Songs
(Silentes, 2015)

Nel caso di Nathan Amundson, il temporaneo abbandono dell’abituale alias Rivulets non costituisce un mero vezzo onomastico, bensì un elemento sostanziale volto a identificare in maniera autonoma un profilo parzialmente diverso della sua fisionomia artistica. Le due tracce di poco più di un quarto d’ora ciascuna che occupano le facciate del vinile di “Western Songs” presentano infatti l’artista statunitense nelle vesti di silente creatore di paesaggi sonori, semplicemente attraverso il certosino dosaggio di impulsi e riverberi chitarristici. Il contesto reale che ha suscitato la creazione dei due brani è quello notturno dei grandi spazi degli Stati centrali americani, in particolare di quel Colorado nel quale Amundson si è da qualche tempo trasferito.

Ariose atmosfere desertiche permeano dunque le due lunghe tracce, che perpetuano in forma ancor più scarna e, per certi versi, spigolosa l’attitudine di Amundson a tempi rallentati e all’iterazione di timbri che nell’occasione vengono lasciati liberi di risuonare lungamente, sovrapponendosi gli uni agli altri. Si crea così una filigrana dalle maglie regolari , un raga sabbioso dall’incedere avvolgente, che nella prima facciata “Horses On The Plain” assume increspature lievemente spigolose ma comunque riconducibili all’estetica slow-core di Rivulets e, immancabilmente, anche alle torsioni più sperimentali di Alan Sparhawk.

Ancora più sparso e rarefatto è il brano che occupa il secondo lato, “More Horses”, che sublima in calore ambientale riverberi ancor più morbidi e sfumati, il cui effetto ipnotico svapora in frequenze modulate, di palpitante romanticismo notturno, paragonabile persino all’incanto di riverberi e delay del Jon Attwood più emozionale.

Che rappresentino la testimonianza estemporanea di un momento personale e creativo, ovvero l’inizio di un percorso autonomo rispetto a quello di Rivulets, le due “Western Songs” non smentiscono i cardini espressivi di Amundson, anzi ne amplificano aspetti già rinvenibili qua e là nella sua complessa dimensione artistica, nella quale adesso accanto al profilo del songwriter slow-core si attesta a pieno titolo quello del soundscaper capace di descrivere un immaginario soltanto attraverso l’ampio spettro coperto dalle timbriche della sua chitarra elettrica.

http://www.rivulets.net/

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Questa voce è stata pubblicata il 17 febbraio 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , .
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