music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

kristin_mcclement_the_wild_gripsKRISTIN MCCLEMENT – The Wild Grips
(Willkommen, 2015)*

Viene da lontano l’esordio discografico ufficiale di Kristin McClement. Non solo per l’origine sudafricana dell’artista, trasferitasi in Inghilterra con la famiglia nel corso dell’adolescenza, ma per la sua certosina cura dei dettagli, che ne ha implicato un lungo periodo di gestazione. La lavorazione di quello che solo adesso ha trovato forma organica in “The Wild Grips” era cominciata infatti dal 2010; da allora La McClement ha pubblicato alcuni demo ed Ep autoprodotti (tra i quali merita una citazione l’Ep “Pursue The Blues” del 2013), ricercando nel contempo i contesti di registrazione e gli ingredienti sonori più coerenti con la poetica di testi personali e talvolta cripticamente metaforici.

Per la registrazione del lavoro, l’artista trapianta a Brighton ha deliberatamente evitato gli studi professionali, prediligendo una serie di isolate sistemazioni nella campagna inglese, funzionali a veicolare la sensazione di disadorna intimità delle sue canzoni e conservarne quell’immediatezza naturale e “selvaggia” alla quale fa riferimento lo stesso titolo “The Wild Grips”. Quanto agli elementi strumentali di supporto all’elegante tepore delle sue interpretazioni, Kristin McClement si dimostra da subito distante dall’estetica della cantautrice chitarra-e-voce, non solo per la sua padronanza sia della versione elettrica che di quella acustica, oltre che del pianoforte, ma soprattutto per l’ampio novero di musicisti che l’affianca nei dieci brani compresi nel lavoro, a partire da quel Christian Hardy (The Leisure Society) che le ha aperto le porte del concittadino cenacolo artistico del Willkommen Collective e, non a caso, è il responsabile della produzione del disco.
Proprio Christian Hardy, insieme alla violoncellista Becca Mears e al batterista Thomas Heather, costituisce il nucleo essenziale della band che ha registrato “The Wild Grips”, che conta nell’insieme una decina di musicisti, deputati a fornire profondità e varietà di suggestioni cameristiche ai brani della McClement, quasi tutti lunghi, articolati e densi di snodi e variazioni.

La complessità del mondo interiore dell’artista è rispecchiata dalla ricchezza della sua scrittura, che pare tanto spontanea da non preoccuparsi della facilità del suo impatto su ascoltatori dei quali, di tutta evidenza, ricerca un’empatia profonda piuttosto che blandire i sensi superficiali. Tale approccio, rigoroso eppure naturalmente suadente, si manifesta nella palpitante sequenza dell’album, i cui brani non cessano di riservare sorprese e rivelare nuove sfumature a ogni ascolto. Che si tratti del dinamismo ritmico di “No End To The Drum” (forse l’unico brano in qualche modo “radiofonico” del lotto), dell’umbratile, intricato camerismo di “Hope’s Departure” o della miscela di riverberi e schegge elettroniche di “Giant No Good”, la McClement si mostra sempre perfettamente a proprio agio in interpretazioni che per affascinare e avvincere non hanno bisogno di artifici sopra le righe.

La sua dimensione ideale è dunque proprio quella di una raffinatezza ricca di sfaccettature, che come tale predilige una manifestazione condivisa, atta ad amplificarne il naturale lirismo attraverso la leggiadria di una piccola orchestra di fiati e archi (“Blackfin Gulls”, “Mouthful Of Shells”) e una coralità placida e avvolgente, suggellata dai crescendo di “Hoax Of A Man” e di “Drink Waltz”, che vede la partecipazione di un altro esponente di spicco del Willkommen Collective quale Daniel Green (Laish).
Ma la capacità espressiva di Kristin McClement è talmente spiccata da rifulgere anche in quasi completa solitudine, come dimostra quando pizzicando le corde di nylon della sua spanish guitar prima dell’ariosa apertura orchestrale di “Planks” o dispensando armonie austere sulle poche note reiterate, incorniciate dal violino, della title track. Al di là di quanto possano rendere le parole, in “The Wild Grips” vi sono non solo tanti curatissimi dettagli, che ben ne giustificano il lungo processo di creazione, ma soprattutto le vibrazioni di un’artista sensibile, attenta ai dettagli e dotata di una classe cristallina, i cui talenti sono finalmente pronti per rivelarsi al mondo.

*disco della settimana dal 23 febbraio al 1° marzo 2015

http://www.kristinmcclement.com/

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