music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

intervista: ROBIN BACIOR

Il suo secondo lavoro sulla lunga distanza, “Water Dreams“, è tra i dischi più affascinanti di questo primo scorcio d’anno. Può considerarsi il disco della maturità, della nuova vita personale e artistica, di Robin Bacior, talentuosa cantautrice di recente trasferitasi da New York a Portland, che racconta il suo approccio timido e personale alla scrittura.
Stitched Panorama
Come hai cominciato a suonare e a scrivere canzoni?
Tutti nella mia famiglia suonano uno strumento. Ho cominciato a sette anni, quando dovevo scegliere tra ginnastica e lezioni di pianoforte e decisi senza dubbio per le seconde. Credo di aver scritto la mia prima canzone a quattordici anni: era qualcosa di davvero terribile, ma ricordo che fu una grande liberazione emotiva, sensazione che non cambia mai quando scrivo.

Quando ti sei sentita pronta a suonare le tue canzoni dal vivo e a pubblicare un disco?
Non so se mi sentirò mai davvero pronta, ma si tratta di qualcosa da cui sono continuamente attratta. Ho cominciato a suonare le mie canzoni quando avevo diciotto anni, ma ero così timorosa nel farlo che dicevo che erano state tutte scritte da una donna di nome Rhonda James. Provo ancora questi desideri contrastanti di fuggire dal microfono e di chiudere a chiave in un cassetto tutte le mie canzoni, ma al tempo stesso provo qualcosa di completamente sublime nel suonare la mia musica e questo continua a prevalere su quella paura.

Puoi descrivere il tuo processo di scrittura? Quale ruolo vi rivestono le tue esperienze e sensazioni personali?
Sono una persona molto introspettiva, per questo le mie canzoni hanno uno spiccato contenuto personale e sono interamente basate sulle mie esperienze reali. Mi piacerebbe essere in grado di scrivere delle storie, ma purtroppo non è questo che viene fuori dalla mia penna.

C’è qualche artista che consideri importante nella tua formazione musicale o almeno qualcuno al quale senti affine la tua sensibilità?
Ce ne sono moltissimi! Il mio compagno è un cantautore, che suona sotto l’alias Grand Lake Island, e mi ispira in continuazione nuovi approcci agli strumenti. Joni Mitchell mi ha insegnato che la forma viene dopo la fluidità della scrittura e la sua connessione emotiva e che nelle canzoni si può trovare lo spazio per esprimersi in maniera appassionata. Fiona Apple è stata la prima artista ad avermi fatto comprendere la musica pop suonata al pianoforte. Bill Callahan mi ha aiutato a capire la bellezza dello spazio. Debussy, Bill Evans, Dave Brubeck e Vince Guaraldi mi hanno fatto scoprire quanto lieve e discretamente emotivo possa essere il pianoforte. E la notte scorsa mi sono trovata in un locale ad osservare come Stevie Wonder e i Beach House mettono in luce l’arte dell’equilibrio melodico.
È una risposta caotica, lo so, ma rispecchia il modo in cui si manifesta la mia ispirazione; è questo caleidoscopio che ogni volta mi mostra come muti in continuazione qualcosa nella mia percezione della musica.

robin_bacior_2Il pianoforte riveste un ruolo fondamentale nelle tue nuove canzoni, al pari del violoncello suonato da Dan Bindschedler, eppure non per questo i tuoi brani appaiono “classici”: in quale momento del processo di scrittura scegli gli strumenti che accompagneranno una canzone?
Scrivo sempre le mie canzoni sul pianoforte o sulla chitarra, quindi in seguito aggiungo le parti di violoncello. Dan ha collaborato con me fin dall’inizio, quindi ormai da cinque anni, per questo ho scritto le canzoni di “Water Dreams” tenendo presenti le sue parti, lasciandogli lo spazio per entrare nella struttura delle canzoni anziché aggiungervi soltanto un ulteriore strato.

Trovi qualche differenza sostanziale tra i tuoi due album e gli Ep?
Costituiscono tutti distinti momenti di riflessione, e sento che la mia musica abbia attraversano una trasformazione significativa tra i tempi del mio primo Ep, “Aimed For Night”, e il mio album più recente, ”Water Dreams”. Apprezzo ancora quei vecchi lavori, ma da un punto vista personale ritengo che la mia musica attuale possieda radici più solide. Credo che sia una sensazione abbastanza diffusa quando un artista rivolge lo sguardo alle proprie opere passate.

Sono stato molto colpito dal tuo Ep “I Left You, Still In Love”, in particolare per le sensazioni di immediatezza e vulnerabilità che trasmetteva. C’è una storia personale dietro quel titolo e quelle canzoni?
Il titolo rispecchia il mood complessivo dell’Ep e il momento che stavo attraversando quando l’ho realizzato. L’ho registrato appena un paio di giorni prima di lasciare New York, un momento nel quale avevo la sensazione che molte cose stessero sfuggendo dalle mie mani, come se stessi lasciando andare cose alle quale ero ancora strettamente legata. “Rabbit” è la canzone che incarna specificamente queste personali implosioni emotive, i ricordi e le circostanze da mantenere saldamente, mentre i suoi cori pronunciati rappresentano la predominanza di quel tipo di pensieri, fino a quando non riescono finalmente ad andare via. È una raccolta di canzoni tristi, ma ha anche rappresentato un deciso punto di svolta nel mio stile di scrivere.

Ti sei da poco trasferita da New York a Portland, tanto che gran parte di “Water Dreams” riguarda questo cambiamento: come hai vissuto questo passaggio e quali differenze hai notato tra le due città?
New York mi manca, ma sento già che Portland è una delle città nelle quali possa vivere meglio. Mi sento serena e molto felice di vivere in un luogo vicino all’oceano e accanto ai monti, circondato da dense foreste e corsi d’acqua limpida, dove c’è tanta pioggia purificante. Essere circondata da questo tipo di ambiente naturale ha avuto un profondo influsso su di me dal punto di vista personale e sul livello di cura e pazienza che dedico alla musica.

Portland è diventata una sorta di “capitale indie-folk” statunitense: sei già entrata nella scena musicale locale?
Lo sto facendo sempre di più. A New York c’è una comunità artistica molto più appariscente, mentre a Portland ci vuole un po’ più di tempo per scoprirla. Ho conosciuto molti musicisti e stretto amicizia con alcune persone di grande talento, ma ancora non mi sento di affermare di essere completamente immersa nella scena musicale della città.

In qualità di ascoltatrice, che tipo di musica prediligi?
In generale musica che mi appaia sincera e semplice. Mi capita di ascoltare parecchio jazz, perché ne amo la natura classica e la mutevolezza d’umore.

robin_bacior_1Sembra che negli ultimi tempi la musica folk si stia espandendo in maniera sempre più ampia tra gli artisti indipendenti: cosa pensi di questo ritorno alla semplicità e in generale al linguaggio del folk?
Penso che ci siano un po’ troppe cose che riempiono il nostro mondo oggigiorno, quindi il folk è un utile strumento per liberare la mente. Alla lunga può diventare un po’ sovrabbondante, ma in generale mi piace tantissima della musica folk che ascolto nel revival che sta attraversando in questi anni.

Hai pubblicato i tuoi dischi tramite la tua etichetta personale Consonants & Vowels oppure come autoproduzioni: quant’è importante per te essere completamente indipendente?
Ho deciso di interrompere l’attività dell’etichetta, anche se pure quella di “Water Dreams” è stata un’autoproduzione. Non ho mai lavorato con un’etichetta vera e propria, quindi non conosco quel tipo di esperienza, ma so per certo che avere il completo controllo della propria attività può essere un’arma a doppio taglio. È qualcosa di straordinario, ma anche pericoloso.

Cosa pensi del modo in cui la musica si diffonde oggi attraverso la rete? Ritieni possa essere d’aiuto per una giovane artista indipendente come te?
La maggior parte di coloro che supportano la mia attività non vive negli Stati Uniti, quindi la rete ha senz’altro avuto un enorme impatto positivo sulla mia musica.

Non sei solo una musicista ma anche una giornalista musicale: che legame sussiste tra questi due lati della tua personalità? Che domanda rivolgeresti a te stessa in qualità di giornalista?
L’attività di giornalista musicale costituisce un simpatico contrappeso alla mia musica. Mi dà la possibilità di ascoltare diverse prospettive e ribadire che non esiste un modo solo per essere un artista.
Da giornalista, porrei a me stessa tantissime domande, in particolare su quello che potrò ascoltare da me in futuro e la risposta sarebbe nuovi arrangiamenti strumentali.

Infine, cos’altro ci si può attendere da te in futuro?
Spero di poter fare un tour europeo entro la fine di quest’anno, e fino ad allora sarò in tour per gli Stati Uniti e lavorerò a nuove canzoni.

(interview in English)

http://www.robinbacior.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 4 marzo 2015 da in interviste con tag , , , .
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