music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

m_ostermeier_stillM. OSTERMEIER – Still
(Tench, 2015)

Rivitalizzata di recente la risalente esperienza dream-pop degli Should, Marc Ostermeier torna a manifestarsi dopo ben quattro anni nella dimensione artistica per lui ormai più abituale, quella del minimalismo elettro-acustico rifinito dalle note del pianoforte.

Benché nell’intervallo, tutto sommato breve, tra il precedente “The Rules Of Another Small World” (2011) e il nuovo “Still” la formula del neoclassicismo associato all’elettronica abbia incontrato una diffusione particolarmente ampia, la declinazione resane da Ostermeier nelle sue otto nuove composizioni risulta dotata di un rilevante carattere di personalità nell’accurata giustapposizione di suoni, tempi e cadenze.
L’estremo rigore applicato dall’artista di Baltimora nel modellare – quasi fisicamente – i propri brani si coglie fin dalla concisione complessiva dell’opera (trentacinque minuti in totale) e dalla gradualità attraverso la quale si svolgono i suoi otto brani.

La lenta grazia dell’iniziale “Stasis” contraddice in parte il suo titolo in un ventaglio di risonanze che svuotano lo stesso contenuto tangibile di armonie pianistiche dilatate, dal movimento impercettibile come petali che si aprono alla luce. A tale “ouverture” segue un bouquet di intersezioni tra modulate armonie pianistiche e un micro-cosmo di detriti sonori e segnali radio in continua ricombinazione secondo uno spettro che va dalle cadenze quasi jazzy adagiate su field recordings di “Division” alle pulsazioni screziate di “Counterpoise”, dalle crepitanti oscillazioni di “New Lights” al tepore ambientale notturno che pervade la parte finale del lavoro.

Sono proprio le calde persistenze delle note della conclusiva “Parity” e i sette minuti della scatola sonora “labradford-iana” di “Inertia”, il brano più lungo del lotto, a definire la rinnovata natura della tavolozza elettro-acustica di Ostermeier, che in “Still” compie un deciso passo oltre il semplice neoclassicismo, che lo conduce verso un’ambience armonica e dal palpitante contenuto cinematico. Tutto ciò è realizzato dall’artista statunitense senza nessun cedimento al formalismo né tanto meno a espedienti di facile emozionalità, bensì attraverso un rigore compositivo che non smarrisce affatto la propria dimensione umana ma che anzi nel linguaggio minimale trova lo spazio necessario per riempire di coinvolgenti suggestioni le proprie meticolose sculture sonore.

http://www.words-on-music.com/mostermeier

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Questa voce è stata pubblicata il 24 marzo 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , .
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