music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

susan_james_sea_glassSUSAN JAMES – Sea Glass
(Self Released, 2015)

Con buona pace di quanti pensano che il folk sia insuscettibile di rinnovamento, nel suo terzo disco “Sea Glass” la californiana Susan James ne propone un’ibridazione al tempo stesso rispettosa della tradizione e proiettata verso linguaggi almeno in apparenza da essa distanti.

Reduce da una lunga attività country-folk, ma niente affatto aliena da una ricerca sonora che l’ha condotta su territori sperimentali ed etnici, la songwriter losangelina ha trovato un’intrigante sintesi espressiva in seguito all’incontro con la raffinata creatività di Sean O’Hagan (High Llamas), che ha curato gli arrangiamenti dei dieci brani di “Sea Glass”. Il suo contributo è decisivo nella resa sonora delle canzoni della James, già di per sé dotata di un’impostazione folk seventies, amplificata da soluzioni di un’eleganza altrettanto vagamente retrò, seppure di provenienza da contesti musicali diversi. Sono, del resto, inconfondibili i fioriti arrangiamenti d’archi di O’Hagan, così come i delicati accenti ritmici e le avvolgenti linee di tastiere analogiche che perpetuano l’incanto di un modernariato lieve e giocoso.

Ma non sono solo questi gli elementi caratterizzanti di “Sea Glass”, poiché tale misurata ricchezza negli arrangiamenti risulta in maniera del tutto naturale complementare alla scrittura e alla voce di Susan James, piacevolmente fuori dal tempo ancorché distante dai cliché del folk più polveroso. L’incanto sottilmente trasognato di brani quali “Hey Julianne”, “Awful Lot” e la stessa title track si dimostra infatti terreno fertile per le modulate vibrazioni degli archi e persino per i divertiti impulsi delle tastiere, che non snaturano affatto un substrato folk sempre ben presente.

E se è vero che la vocalità sottile della James finisce – quasi inevitabilmente – per richiamare alla mente l’esperienza di retro-futurismo pop di O’Hagan con gli Stereolab (l’accoppiata di “Truth Or Consequence” e “Tell Me Cosmo”), sono proprio i brani d’apertura e di chiusura del disco a delimitare l’ampiezza dell’attuale spettro espressivo dell’artista californiana, con la “Poseidon’s Daughter”, che con il suo alto lirismo e l’estatica narcolessia sembra quasi un brano dei Low, e la delicata “Last Song” a segnare quasi una dichiarazione d’appartenenza folk, a base di arpeggi acustici e lieve coralità.

Proprio in questo senso, dunque, la chiusura del cerchio di “Sea Glass” segna l’evoluzione di un linguaggio vivo e attuale, non piegata a contaminazioni moderniste fini a se stesse, bensì coniugata con una ben precisa opzione stilistica, sorprendentemente coerente con le attitudini di una cantautrice dotata personalità ed eleganza non ordinarie.

http://www.susanjamesmusic.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 15 luglio 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , , .
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