music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

slow_meadowSLOW MEADOW – Slow Meadow
(Hammock Music, 2015)*

Non poteva trovare protagonista migliore di Matthew Kidd la prima pubblicazione dell’etichetta degli Hammock non riconducibile all’attività del duo di New Orleans. L’affinità dell’artista texano con la produzione di Andrew Thompson e Marc Byrd era del resto già piuttosto evidente nel suo precedente progetto Aural Method, le cui sognanti contemplazioni ambientali convivevano tuttavia con retaggi post-rock ancora marcati.
In tal senso, la nuova denominazione Slow Meadow assunta da Kidd non costituisce un mero vezzo esteriore, bensì coincide con un affinamento delle sue qualità compositive, che nell’incontro con gli Hammock e nella loro assistenza realizzativa suggella una comunanza di sensibilità e una significativa evoluzione espressiva.

Delimitato, in apertura e in chiusura, da due brani ai quali Thompson e Byrd partecipano fattivamente (le due parti di “Linen Garden”), l’omonimo album di debutto di Slow Meadow traccia un itinerario sonoro sospeso a mezz’aria tra decompressioni ambientali, dolci riverberi e suggestivi loop di archi. Rispetto alle combinazioni ambient/post-rock propugnate negli scorsi anni da numerosi artisti, e dallo stesso Kidd in Aural Method, “Slow Meadow” segna una maturata consapevolezza nella prospettazione di un suono cinematico e coinvolgente, che amplifica tali caratteri attraverso un accurato dosaggio compositivo.

Non è (più) il facile impatto emotivo l’obiettivo dei brani di Kidd, quanto piuttosto la ricerca della via più adeguata per raggiungerlo; a coronare con successo tale ricerca è, nei dieci immaginifici cortometraggi che formano la sequenza del lavoro, un approccio estremamente arioso e “orchestrale”, riassunto da ampie aperture sulle ali degli archi, filtrati a mo’ delle partiture ipnotiche degli Stars Of The Lid o avviluppato in evanescenti modulazioni chitarristiche, che rinnovano l’analogia con gli stessi Hammock, dei quali Kidd sublima abilmente gli aspetti più rilassati e immateriali.

A ciò l’artista texano aggiunge una capacità di cogliere, e rendere persistenti attraverso movimenti graduali, fuggevoli momenti di un’epica minimale, legati a immagini, sensazioni e moti dell’animo, magistralmente cristallizzati, di volta in volta, attraverso le movenze sonnolente di “…On A Bed Of Green Blades”, i soffi impalpabili di “Grey Cloud Lullaby” o le maestose volute orchestrali di “Crown Of Amber Canopy” e “The Grandeur Of A Modest Moment”. Ma è l’intero flusso di “Slow Meadow” a delineare, brano dopo brano, un universo sonoro estatico e sospeso, palpitante e dolcemente avvolgente, al quale abbandonarsi per un’ora di viaggio in una dimensione incorporea e affascinante.

*disco della settimana dal 17 al 23 agosto 2015

https://slowmeadow.bandcamp.com/

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