music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

memories: FIVE WAYS OF DISAPPEARING

kendra_smith_five_ways_of_disappearingKENDRA SMITH – Five Ways Of Disappearing
(4AD, 1995)

Un ritorno che coincide con un addio: questo, in estrema sintesi, è stato “Five Ways Of Disappearing”, disco simbolico fin dal suo titolo, che nel 1995 ha visto Kendra Smith debuttare da solista e rendere manifesto il proprio deliberato eremitaggio, annunciando al contempo la successiva, completa sparizione dalla scena musicale, che nei precedenti tre lustri l’aveva vista importante protagonista di quel Paisley Underground che aveva animato la psichedelia west coast degli anni ‘80. “Musa” prima di Steve Wynn negli indimenticabili Dream Syndicate e poi di Dave Roback nella breve stagione degli Opal, negli anni ’90 la Smith ha trasformato in filosofia di vita i suoni visionari delle sue esperienze artistiche, perseguendo un più consapevole livello di percezione e interazione con l’ambiente naturale.

Quando pubblica “Five Ways Of Disappearing” Kendra Smith si è già ritirata in una fattoria priva di elettricità nei boschi della California settentrionale, dove ha fatto ritorno dopo un paio di apparizioni legate alla promozione del disco. Da allora ha fatto perdere le proprie tracce, come del resto l’album lasciava presagire, abbandonando ogni contatto con la musica.
Non è tuttavia soltanto il ventennale silenzio che ne è conseguito – e che a tutt’oggi non senza passibile di uno dei tanti ritorni ai quali sempre più spesso si assiste – a conferire a “Five Ways Of Disappearing” un’aura di misterioso simbolismo, che per significati e contenuto musicale lo rende un autentico “pezzo unico”, non solo nella discografia della Smith.

In undici brani e due interludi strumentali, il lavoro appare una vera e propria summa dell’intera esperienza artistica di Kendra Smith, nonché della mutante concezione di psichedelia della metà degli anni ’90. Pubblicato dalla 4AD e realizzato con la fondamentale assistenza di Philip Uberman (con lei già in Guild Of Temporal Adventurers), “Five Ways Of Disappearing” traduce l’ascetismo di Kendra Smith in una varietà di forme, riassunte nel comune denominatore del suo timbro ieratico e delle frequenze ipnotiche alternativamente prodotte dal suo organo a pompa o da chitarre effettate o risuonanti in feedback. Acustico e sintetico, analogico ed elettrico, modernità e tradizioni etniche convivono senza pervenire ad attrito alcuno lungo gli oltre cinquanta minuti del disco, plasmando atmosfere di misticismo gotico pennellate dalla voce di una sacerdotessa che sembra conoscere il linguaggio degli spettri ma che dimostra anche di sapersi prendere non troppo sul serio.

Nello straniante caleidoscopio di “Five Ways Of Disappearing” c’è infatti spazio per i pesanti strati di synth che aprono le visioni autobiografiche di “Aurelia” (“the visions inside her remind her of patterns/ writ on her heart long ago”) e per le chitarre vigorose – appunto molto vicine al “suono 4AD” di quegli anni – di “Temporarily Lucy” e “In Your Head”, per la rilettura all’organo del tradizionale caucasico che funge da preludio alla teatrale “Bohemian Zebulon” e per lo spettrale cabaret freak di “Maggots”.

Mentre la prima parte del disco vede la Smith cimentarsi almeno in parte con linguaggi “altri”, in combinazioni austere o morbidamente dilatate con la propria impronta psych, la seconda ne rivela il carattere più “acido” e onirico, che veleggia su un battello ebbro tra danze rituali e sogni ineluttabili (“Drunken Boat”) verso l’illuminazione di un eden nel quale, magari, rinverdire le memorie del vino e delle rose (“Valley Of The Morning Sun”). In questi passaggi affiorano anche vaghi tratti bucolici, come a simboleggiare la ricongiunzione di Kendra Smith con la madre terra, nella ricerca di un’essenza pura che non può non passare attraverso l’anima (“I have two perfect words/ Perfect Love and Perfect Trust/ know them truly if you can/ disregard them if you must” canta nella sospesa “Judge Not”) ma che nel finale assume contorni rituali sinistri.

Tenebrose iterazioni d’organo e declamazioni dai contorni sciamanici plasmano infatti la litania funerea di “Get There”, prima che, emblematicamente separata da un breve interludio, la conclusione del lavoro – nonché ultima testimonianza musicale della Smith – sia affidata alla cover di “Bold Marauder”, pezzo del 1965 di Richard & Mimi Fariña, nel quale la morte trascende il simbolismo per comparire in maniera esplicita, per essere esorcizzata dal canto della sibilla Kendra e al tempo stesso nuovamente elevata a simbolo di una sparizione integrale e senza ritorno.

Per raccontare la svolta nella propria vita, Kendra Smith ha scelto il modo che le era più congeniale, affidando alla musica un messaggio che va oltre la sola interruzione di un’esperienza artistica; di quell’esperienza fuori dal comune, “Five Ways Of Disappearing” rappresenta un lascito pienamente rappresentativo, che ancora oggi risuona con tutta la sua forza, il pathos e un’affascinante alone di mistero.

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Questa voce è stata pubblicata il 13 settembre 2015 da in memories con tag , , , , , , , , , , .
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