music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

alela_diane_ryan_francesconi_cold_moonALELA DIANE & RYAN FRANCESCONI – Cold Moon
(Rusted Blue / Believe, 2015)*

Non poteva essere affatto facile, per Alela Diane, proseguire il proprio percorso artistico dopo un album straordinariamente intenso, popolato di strazianti addii e di nuda introspezione come “About Farewell” (2013), e dopo l’esperienza personalissima della maternità e dunque di una realtà quotidiana molto diversa rispetto a quella dei suoi primi lavori. Alla sostanziale e per certi versi inevitabile stasi creativa conseguita a un periodo così significativo della sua vita, la folksinger originaria di Nevada City ha trovato risposta non in un disco solista, che al confronto del predecessore avrebbe corso il forte rischio di apparire pallido, ma in una collaborazione nata quasi per caso, in risposta proprio alla condivisione di un analogo momento di riconsiderazione creativa.

Compagno di viaggio per tale tappa di comune ripartenza creativa è Ryan Francesconi, cultore del fingerpicking ma non alieno da sperimentazioni e da ulteriori collaborazioni con voci femminili, che in passato lo avevano portato a far parte della band di Joanna Newsom, oltre che al delizioso lavoro condiviso con Lili De La Mora.
Il processo di scrittura delle otto tracce di “Cold Moon” ha tratto le mosse dalle composizioni strumentali di Francesconi, sulle cui intricate filigrane acustiche Alela Diane ha costruito, in maniera faticosa e graduale, delle vere e proprie canzoni, in seguito rifinite di misurate soluzioni d’arrangiamento. Il lavoro si fonda dunque su due piani realizzativi paralleli e, in origine, separati, tuttavia ricondotti a una scarna unitarietà da linee armoniche che paiono estremamente naturali, niente affatto condizionate dalla ricerca degli spazi tra gli accordi chitarristici.

Benché non manchino, nei testi, i temi ricorrenti dell’abbandono (“Migration”, “No Thought Of Leaving”), “Cold Moon” appare dominato da uno spirito contemplativo di una natura i cui colori caldi sono alimentati da una serena patina di polvere folk. Non più tempeste dell’animo, ma serene osservazioni del reale dall’interno di una finestra casalinga riempiono le otto canzoni di “Cold Moon”, come tali non dotata di immediata empatia emotiva, eppure plasmate con perizia e acutezza tali da renderle delicati cammei folk, nei quali le interpretazioni di Alela Diane, placide e mai sopra le righe, si adattano agli snodi compositivi talora arditi di Francesconi, seguendo così spesso itinerari inusuali tra loop, iterazioni e minuti arabeschi acustici.

Ne risultano vivide cartoline di un understatement fluido e pacato, che dalla penombra di un “Quiet Corner” si dischiude a estatiche visioni illuminate dagli archi (“The Sun Today”) o a scenari notturni avvolti dai morbidi velluti di un tromba dolente (la splendida title track). Solo per brevi tratti il tono del picking e quello delle interpretazioni si elevano in timbriche folk più alte (rispettivamente in “Migration” e in “Shapeless”), senza con ciò sconfessare in alcun modo l’essenza lieve e contemplativa dell’album, pienamente rispecchiata dalla sua parte finale e in particolare dalla conclusiva “Roy”, un’ode alla luna di quasi otto minuti la cui forza gentile suggella l’incontro di due solitudini che insieme hanno trovato una comune ripartenza creativa.

*disco della settimana dal 19 al 25 ottobre 2015


http://www.aleladiane.com/
http://are-f.com/

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Un commento su “

  1. giadep
    19 ottobre 2015

    proprio lo vorrei.

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