JONATHAN KAWCHUK – North
(Eilean, 2015)
Le esperienze accanto ad artisti quali Nico Muhly e Ben Frost hanno instillato in Jonathan Kawchuk uno spiccato interesse per la dimensione sonora dei luoghi, per la loro capacità di far assumere alle sue composizioni fisionomie diverse a seconda dei contesti, a loro volta in qualche misura rappresentati attraverso le loro frequenze naturali.
Negli ultimi anni l’artista canadese ha registrato la propria musica in diverse ambientazioni all’aperto sparse in tre continenti, ma soprattutto non ha saputo resistere al fascino del grande nord, non a caso omaggiato nel titolo del suo album di debutto, oltre che effettiva cornice delle otto cartoline sonore in esso contenute.
Gli appena venticinque minuti di “North” contengono infatti field recordings raccolti in Norvegia, Canada, Islanda e Portogallo, che fungono da cornice al minimalismo pianistico di Kawchuk e alle sue misurate manipolazioni produttive, conferendovi una varietà di profondità e prospettive. Così, le morbide armonie pianistiche dell’apertura “Right Into You” paiono sospese in vapori nebbiosi, mentre le scarne cadenze di “Aware” e “Fast Twitch” si stagliano su torbide frequenze ambientali.
Alle note del pianoforte, comunque autosufficienti nella creazione di un’austera ambience notturna (“Ebb”, “Overhang”), si associa soltanto una patina granulosa, oltre che, nella sola, “That So” gli archi di Nadia Sirota, che indirizzano in senso cameristico la fragile fuggevolezza dei momenti cristallizzati nelle composizioni di Kawchuk, non mere descrizioni di luoghi ma loro plastiche rappresentazioni sonore.