music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Kroy konvert_finalREZO GLONTI – Budapest
(Dronarivm, 2016)

Nella sempre più ricca geografia della sperimentazione elettronica proveniente dall’Est, quello del georgiano Rezo Glonti è un nome ormai consolidato nella ricerca di un suono dinamico, in un certo senso “sporco” e parimenti incentrato su chitarra e synth. Messo da parte l’intermezzo a base di allucinate derive analogiche di recente offerto sotto l’alias Aux Field (“Imaginable Layers”), il produttore caucasico torna a pubblicare a proprio nome un lavoro che affonda le proprie radici nella sua biografia personale e come tale si presenta come strettamente legato a una pratica descrittiva “concreta” attraverso i suoni: lo stesso titolo “Budapest” non incarna infatti una dedica alla capitale ungherese ma – si legge sulle note di copertina – è riferito al nome della strada di Tbilisi dove Glonti tuttora risiede e crea musica.

Al di là dell’esplicitato approccio “positivista”, le nove tracce del lavoro combinano piani sequenza di un descrittivismo ambientale soltanto estetico a intricati tentativi di un soundscaping irregolare, deputato a rispecchiare la brulicante complessità della vita in quei luoghi. Interamente costruito a partire da chitarre, synth e field recordings, manipolati attraverso una varietà di effetti, “Budapest” presenta almeno due caratteri principali, individuabili da un lato in un’ambience satura e ipnotica (“Line In”, “Addition (Opendrive)”, “Line Out”) e dall’altro in screziature pulsanti o modulate in rilucenti scie sintetiche (“Pulse Added Two”, “Typ & Lis”).

Tali elementi si trasformano e si ricombinano senza sosta, dando luogo a ibridazioni, come quelle tra suoni liquidi e rumore di “Arpfield Budapest”, o vengono dosati in modo tale da creare indifferentemente paesaggi spettrali attraversati da minuti detriti sonori (“Sul Dges”) o aperture armoniche aurorali, a loro modo romantiche (“Yellow Tone (Unashamedly Romantic)”.
Nei quaranta minuti del lavoro, Glonti condensa dunque la sua visione della complessità di un reale vissuto in prima persona che, trasformato in suono, attesta la duttile complessità di un linguaggio ambient-drone che include modulazioni sintetiche e granulose particelle di rumore.

https://www.facebook.com/RezoGlontiAuxField

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Questa voce è stata pubblicata il 12 febbraio 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , , .
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