music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

the_big_eyes_family_players_ohTHE BIG EYES FAMILY PLAYERS – Oh!
(Home Assembly, 2016)

Esaurita, almeno per il momento, l’ampia parentesi folk coincisa con l’apertura dei suoi Big Eyes alla dimensione di collettivo dai componenti variabili, James Green riconduce la “famiglia allargata” della band a una predominanza di linguaggi visionari, comunque mai del tutto abbandonati anche in album quali ad esempio “Donkeysongs” (2008). Se in quel contesto la patina psichedelica costituiva soltanto l’ulteriore cornice nella quale erano collocate ballate sostanzialmente riconducibili alla tradizione inglese, nel nuovo “Oh!”, pubblicato a quasi quattro anni di distanza dal precedente “Folk Songs II”, Green ritrova appieno la sua propensione per una trasognata leggerezza pop, trovando sponda nei quattro musicisti che nell’occasione lo affiancano.

Sono in particolare le sinuose melodie della cantante Heather Ditch a rendere ancor più inafferrabili molti degli undici brani del lavoro, che di una psichedelia dal sapore sixties creata da soffici coltri di tastiere analogiche, scandite da ritmiche sfumate, offrono una declinazione di sognante retro-futurismo. Se infatti ad esempio l’apertura “Pendulum” e “Joyce” sono impostate su spessi strati di tastiere e chitarre, che combinano west coast e visioni cosmiche a tratti impetuose e dai colori estremamente vividi.

Il meglio di sé, tuttavia, la sorprendente riscoperta delle proprie radici, i “nuovi” Big Eyes Family Players lo danno nei passaggi dai contorni più sfumati ed evanescenti, popsong sospese negli strati esterni dell’atmosfera, dai quali si osservano più da vicino bagliori siderali cantati con il candore rapito e la leggerezza sbarazzina dei Broadcast (“The Blind Punch” e la deliziosa “Desert Queen”). Il legame con il folk non viene comunque disperso del tutto, ma solo filtrato attraverso un nuovo caleidoscopio di suoni, ben sintetizzato dalle pulviscolari sospensioni nelle quali è incapsulata la cover di “Song For Thirza” di Lal Waterson.

James Green e soci continuano dunque a guardare al passato, restandovi fedeli nelle suggestioni e sviluppandolo secondo una sensibilità che in “Oh!” coniuga con tocco lieve surreali visioni psych e raffinatezza pop retrò.

http://www.big-eyes.co.uk/

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Questa voce è stata pubblicata il 24 febbraio 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , , .
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