music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

spain_carolinaSPAIN – Carolina
(Glitterhouse, 2016)

Gli Spain non possono certo annoverarsi tra le tante band degli anni Novanta di recente tornate sulla scena sulla scia dei bei ricordi di quel tempo che fu; no, Josh Haden e soci sono tornati per restare, per aprire un nuovo capitolo della propria carriera, interrotta per circa un decennio prima del di essere ripresa, quasi a sorpresa, nel 2012 con “The Soul Of Spain“. Da allora, con precisa cadenza biennale, gli Spain hanno ripreso a dispensare quadretti di elegante malinconia sotto forma di canzoni intrise di un lirismo cameristico ma anche innervate di accenti rock-blues, come in particolare nel caso del precedente “Sargeant Place” (2014).

Adesso è la volta del terzo album della seconda vita della band californiana, quello forse più sentito e traboccante di emozioni autentiche, in grado davvero di competere come i lasciti della sua prima vita artistica, intrapresa con il disco-manifesto “The Blue Moods Of Spain” nell’ormai lontano 1995.
Passa il tempo, ma non muta radicalmente il motore dell’ispirazione di Josh Haden, nostalgico introspettivo come non mai nelle dieci canzoni del nuovo “Carolina”, molte delle quali dedicate al padre – il contrabbassista Charlie Haden, recentemente scomparso – e alla sua infanzia, ma ancora popolate di storie d’amore e separazione, di legami con i luoghi della sua vita e delle memorie che li hanno popolati.

Così, simbolicamente affrancato dalla condizione di “figlio di”, Haden confeziona insieme alla band un disco di straordinaria intensità, nel quale compaiono, in forma smagliante e aggiornati all’odierna maturità, gli elementi salienti della cifra artistica degli Spain. Non è, infatti, mai troppo tardi per ballate contornate da morbidi velluti di fiati o archi (“Apologies”, “Battle Of Saratoga”), né per cadenzate vibrazioni elettriche dal sapore slow-core (“The Depression”, “Lorelei”), né tanto meno per accorate invocazioni che nascono da una solitudine profondamente riflessiva (“Starry Night”).

Ma, soprattutto, nella sua ricerca delle proprie radici personali e culturali, Haden dimostra di sapere padroneggiare linguaggi country-blues, bilanciandoli come non mai con il proprio sentito lirismo espressivo (“Tennessee”, “One Last Look”, “For You”). Nasce così un lavoro intenso e poetico, che non si limita a perpetuare memorie di giovinezza, bensì le rende vive e presenti con grande personalità e classe immutata, anzi mirabilmente decantata dal tempo.

http://www.spaintheband.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 3 giugno 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , .
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