music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

natalia_beylis_green_bird_fountainNATALIA BEYLIS – Green Bird Fountain
(Wild Silence, 2016)

Il pianoforte costituisce parte integrante della biografia personale di Natalia Beylis, ucraina d’origine, crescita a Baltimora e infine trasferitasi in Irlanda, dove ha intrapreso progetti artistici dall’ispirazione e dai caratteri espressivi eterogenei e comunque tutti originati da una matrice strumentale ricercata e ben diversa. Tanto che la sua confidenza con il pianoforte era rimasta ferma ai tempi della sua adolescenza statunitense, almeno fino a quando, poco tempo fa, grazie a una fortunata coincidenza e ad un amico non ne ha ritrovato un esemplare vecchio e parzialmente scordato.

Anche dopo tanto tempo, riprendere a suonarlo è stato talmente naturale che, affascinata dal suo timbro vagamente spettrale, non ha preso a crearvi in maniera ampiamente improvvisata i brani adesso raccolti in “Green Bird Fountain”. Viste le attitudini della Beylis di sperimentare con tastiere, rumori vari e strumenti giocattolo, non si tratta di un semplice lavoro di minimalismo pianistico, in quanto nella sua realizzazione l’accento è posto da un lato sulle timbriche delle note risuonanti come in un’atmosfera ovattata e granulosa, e dall’altro sulle dinamiche di improvvisate nel senso della creazione di filigrane armoniche che si rincorrono tra di loro senza soluzione di continuità.

Prova evidente di tale ultimo aspetto si ricava dagli oltre diciassette minuti del monolite “A Hipflask Full Of Cognac”, che da solo occupa quasi metà della durata del lavoro, ove note che scolorano rapidamente le une nelle altre, a mo’ della “continuous piano music”, sono adagiate su semplici impulsi organici, funzionali a creare un’ambience espansa, perfettamente integrata con lo spettro armonico del pianoforte. In altri brani compaiono invece vere e proprie ritmiche, a scandire le pièce pianistiche, avvicinandole appena allo spettro emozionale di partiture accessorie a notturne costruzioni post-rock (in particolare “Floating Cactus” e “Green Bird Fountain At Dusk”).

Ma è in generale l’accostamento tra contenuto armonico, sottili dissonanze e ovattate ambientazioni atmosferiche a fare di “Green Bird Fountain” un condensato di istinto e ritrovata perizia esecutiva, capace di dar luogo sui tasti del pianoforte a paesaggi sonori dal fascino inconsueto.

http://www.facebook.com/TheSunkenHum

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