music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

johann_johannsson_orpheeJÓHANN JÓHANNSSON – Orphée
(Deutsche Grammophon, 2016)*

E fu così che la prestigiosa istituzione Deutsche Grammophon aprì le porte a uno degli esponenti più autorevoli del rinascimento contemporaneo della musica classica, o piuttosto di quell’aggiornamento dei suoi linguaggi a mezzi e sensibilità attuali, che l’ha ormai pienamente sdoganata nei circuiti indipendenti.
Era in realtà già successo per le riletture vivaldiane di Max Richter, ma in quel caso sussisteva un esplicito legame con la classica “colta”, mentre nel caso di Jóhann Jóhannsson si tratta di un lavoro interamente originale, il primo album vero e proprio realizzato dal compositore islandese lunghi anni che l’hanno visto dedicarsi quasi esclusivamente alle colonne sonore, elevate proprio attraverso le sue opere a formato espressivo dotato di identità autonoma.

La creazione di “Orphée” ha accompagnato Jóhannsson nel corso degli ultimi sei anni, a margine delle sue copiose attività collaborative e “soliste”, diventando via via il diario di un consistente scorcio di vita e di carriera, svincolato da costrizioni produttive e anche dalla rigidità di qualsiasi impianto concettuale. Tanto che il filo conduttore tra i quindici brani che formano il lavoro, riassunto dal riferimento nel titolo al mito di Orfeo, si è spontaneamente intrecciato con gli eventi personali di Jóhannsson e in particolare con il suo trasferimento a Berlino. “Orphée” è dunque frutto di una rinascita, di una rigenerazione a tutto tondo, osservata nei suoi vari passaggi e fedelmente rispecchiata dalla musica, spesso romantica e travolgente nel suo impianto di pianoforte e archi, ma non priva di passaggi di riflessiva malinconia.

Accompagnato dal violoncello di Hildur Guðnadóttir e da due diverse formazioni orchestrali (American Contemporary Music Ensemble e AIR Lyndhurst String Orchestra), Jóhann Jóhannsson non rinuncia all’impiego di misurate stratificazioni elettroniche e a modulati impulsi organici, ma condensa in “Orphée” un’opera non a caso estremamente classica.
Dalle ariose aperture d’archi di “Flight From The City” alla struggente elevazione di “A Pile Of Dust”, dalle armonie innodiche di “A Song For Europa” alla compunta pièce pianistica “Good Morning Midnight”, “Orphée” si svela gradualmente come un saggio spontaneo del lucido approccio classico di Jóhannsson, che tuttavia anche in quest’occasione non può fare a meno di suggerire immagini vivide e suggestioni cinematiche.

Luci e ombre, allegate a sensazioni altrettanto mutevoli, si susseguono lungo una sequenza di brani, tutti mediamente brevi, che delinea appunto un’alternanza di contesti fisici e sensazioni emotive, aleggianti con leggerezza incorporea su fluide strutture orchestrali. Il contenuto poetico del lavoro è infine suggellato dal conclusivo “Orphic Hymnn”, realizzato dall’ensemble Theatre of Voices, che interpreta in chiave lirico-sinfonica il canto ovidiano di Orfeo ed Euridice: un’ulteriore ambizioso cimento di classicità viva e attuale da parte di Jóhann Jóhannsson, artista come pochi capace di far convivere linguaggi accademici e ricerca sonora moderna, rigore compositivo e coinvolgimento emozionale.

*disco della settimana dal 19 al 25 settembre 2016

http://johannjohannsson.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 19 settembre 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , .
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