music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

johann_johannsson_end_of_summerJÓHANN JÓHANNSSON – End Of Summer
(Sonic Pieces, 2015)

Questa volta, per Jóhann Jóhannsson non si tratta di una colonna sonora, o almeno non soltanto. Benché il compositore islandese si sia chiaramente specializzato in quel genere, elevandolo a un rango tutt’altro che “minore”, “End Of Summer” è un lavoro sì associato alle immagini – quelle dell’omonimo documentario in bianco e nero registrato tra i ghiacci perenni di desolate lande antartiche – ma dotato di una più spiccata autonomia dalle immagini rispetto a un’operazione di mera sonorizzazione.

Tutto parte da field recordings e raccolti nei luoghi effigiati sulla pellicola video-8 del documentario, a partire dai quali Jóhannsson costruisce quattro brevi movimenti intesi ad offrire attraverso il suono un’esperienza sensoriale di luoghi inospitali e sconfinati, colti attraverso la luce obliqua della fine della breve estate polare. Lo accompagnano nell’esplorazione Hildur Guðnadóttir e Robert A. A. Lowe, insieme ai quali il compositore islandese forma un piccolo ensemble da camera post-moderno costituito da violoncello, voce, synth ed effetti elettronici.

Le vibrazioni impresse dall’archetto della Guðnadóttir al suo violoncello sono, in particolare, decisive nell’economia dei brani, la cui stasi costitutiva vive di minute risonanze, svolte in aperture cinematiche (la prima parte) ovvero in brevi loop filtrati che fanno pensare ai movimenti narcolettici degli Stars Of The Lid (la seconda). Le due parti che costituiscono la seconda metà del lavoro sono invece caratterizzati da vocalizzi spettrali, i cui echi paiono espandersi all’infinito negli sterminati spazi ghiacciati, come canti di sirena propedeutici a costruzioni orchestrali pure (la terza parte) o intimamente congiunti a un’ambience rarefatta altrettanto pura, incontaminata come lo sguardo che osserva paesaggi di una realtà inusuale.

Di quella realtà “End Of Summer” offre uno spaccato estremamente vivido, che travalica le immagini, attraverso l’ampiezza sonora derivante dalla combinazione di persistenze armoniche e avviluppante stasi ambientale, volta non a una semplice descrizione esteriore ma a un’empatica immersione emozionale in una soverchiante solitudine naturale.

http://johannjohannsson.com/

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