music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

marissa_nadler_bury_your_nameMARISSA NADLER – Bury Your Name
(Sacred Bones, 2016)

Il recente “Strangers”, suo settimo album in studio, aveva già lasciato intravedere il tentativo di Marissa Nadler di far convivere la sua vocazione ad arricchire l’originario folk dalle fascinose tinte oscure con una dimensione creativa invece tornata a essere per grandi linee umbratile e casalinga. A pochi mesi dell’uscita di quel lavoro, la pubblicazione di un corposo mini album (otto brani per venticinque minuti) conferma la ritrovata confidenza con se stessa della cantautrice bostoniana, che per la prima volta dopo tanto tempo torna a presentarsi nelle vesti spoglie, ma non per questo meno eleganti, di cantautrice folk capace di raccontare storie e di creare mondi sonori quasi solo con chitarra e voce.

Quelle raccolte in “Bury Your Name” sono infatti registrazioni casalinghe realizzate nello stesso periodo di elaborazione di “Strangers”, presentate nella loro immediatezza priva di successive rifiniture in studio e dunque anche degli orpelli sintetici e delle ricche aperture degli arrangiamenti che in misura diversa ne avevano caratterizzato i lavori degli ultimi anni. Non che il tono della Nadler rinunci, in parallelo, alle proprie naturali doti evocative, ma se si eccettuano un paio di torsioni vocali dallo spiccato lirismo (in particolare “The Best You Ever Had” e “I Don’t Want To Know”), le sue interpretazioni si ammantano del fascino sommesso di segreti preziosi confessati in penombra o di racconti fiabeschi, che cullano vagheggiando incanti misteriosi (“Sleeping In The Afternoon”).

Eppure, ancora una volta le storie della Nadler presentano tutt’altro che rassicuranti colori pastello, sfumati in seppia dall’intimo contesto di realizzazione, che smussa i contorni di “murder ballads” dal sapore letterario (“Give Me Your Gun”, “Pick Me Up Before I Die”), ammantando di morbidi riverberi e risonanze ovattate gli echi di una voce che proprio nella disadorna quiete domestica riesce a dispensare al meglio i suoi riflessi di diamante oscuro.

http://marissanadler.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 27 settembre 2016 da in recensioni 2016 con tag , , , , , , , , .
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